Cimbri: 48Km di trail tra fango, cadute e cervi

5 min. di lettura

UltraTrail dei Cimbri 2018: il mio quarto trail stagionale.

Domenica 8 luglio ho corso il mio quarto trail stagionale. Dopo Patriarca, Due Rocche, Alpago Trail è stata la volta de Il Troi dei Cimbri: 48 chilometri (non 45 come dichiarato) e 2.400m di dislivello positivo con partenza da Fregona. In sintesi: una meraviglia. Percorso tosto e molto tecnico. Un viaggio che consiglio a tutti. Ma andiamo per gradi…

Il sonno della notte che ha preceduto la gara, già di per sé disturbato come sempre dai mille pensieri che affollano la testa, è stato reso ancor più difficoltoso dal forte temporale abbattutosi in zona Treviso Nord verso le 01:40. Il pensiero è subito andato al percorso che mi sarei ritrovato di fronte il giorno seguente e agli atleti che nel frattempo stavano affrontando il Troi degli Sciamani partito alle 23:00. Morale della favola, sì e no tre ore di sonno pre- gara.

Alle 4:58 spengo la sveglia ancor prima che suoni e via a prepararsi. L’alba è splendida ed è il preludio ad una giornata a dir poco perfetta.

Alle 5:30 sono in auto e alle 6:20, espletate le formalità del ritiro pettorale e pacco gara, terminato di vestirmi, mi porto in zona partenza. Selfie di rito con due compagni degli Aiino Runners (che poi non vedrò più per tutta la gara) e via in griglia. La sindaco di Fregona impugna la pistola da starter con fare da pistolero e qualche istante dopo le 7:00 dà il via alla gara.

Gara di gambe ma, ancor più, gara di testa. Otto ore letteralmente solo con me stesso, con i miei pensieri e le mie paure. Solo 170 i partecipanti alla gara. Praticamente un viaggio in solitaria.

Il passaggio iniziale sulle rinnovate passerelle delle Grotte del Caglieron, suggestivo e umido, precede la prima interminabile salita. Circa 1.000 metri di dislivello racchiusi in poco meno di 10 chilometri, che si snodano che tra boschi e sentieri che conducono fino in località Passo Crosetta.

Da lì in poi un sali e scendi (e cadi) con fango fino alle caviglie, che rende difficoltoso ed estremamente pesante ogni singolo passo. Senza rendermene conto mi ritrovo con il culo a terra e con il fango fin sulla testa. Fa nulla, mi rialzo e via, avanti a testa bassa.

A un certo punto una ragazza, qualche metro davanti a me, propone all’amica la lotta nel fango. L’idea mi affascina… resto alle loro spalle, passa qualche minuto ma la cosa non si concretizza e decido di mettere la freccia e proseguire.

Verso il 12imo chilometro il piede destro affonda un po’ troppo nella poltiglia e il ginocchio effettua una torsione non del tutto naturale. Zoppico un po’ ma non pare così male e quindi si riprende il ritmo. I boschi del Cansiglio sono una meraviglia per gli occhi e la mente e ciò aiuta non poco in questi frangenti anche se poi, in anticipo sulla tabella di marcia e complice la prima estenuante salita, la fatica comincia a farsi sentire.

Siamo al 15imo e la paura di non farcela e di dover mollare si fanno strada nella testa. Mi dico che tanto, anche se dovessi ritirarmi, avrei la scusa della caduta e della torsione al ginocchio. Ma la scusa con chi? Certo non con me stesso.

Ricaccio il pensiero da dove è venuto e avanti. Testa bassa sul tracciato che resta impervio, primo dei due gel della giornata e avanti tutta.

Emanuele Ferrabò all'UltraTrail dei Cimbri - 2018

Prima il fango e le cadute, poi l’incontro con il cervo.

Dal 15 in poi è tutto un saliscendi spettacolare tra i boschi e la piana del Cansiglio che, ad un certo punto, mi riserva anche un incontro ravvicinato con un cervo. Preceduto da un forte rumore di rami spezzati, l’animale sbuca con un balzo a pochi passi da me e scala senza problemi l’ennesima “rampetta” che mi sta richiedendo sudore e fatica.

Mi ritrovo quindi finalmente ai piedi del Pizzoc dove mi attendono 5 chilometri e oltre 500 metri verticali di splendida salita. Via con il secondo gel. A circa metà salita due addetti al tracciato (tra l’altro ristori e servizio assistenza davvero ottimi) mi rincuorano dicendo che alla vetta manca poco. Ok, il tempo si sa è relativo e “poco” non è un’unità di misura quantificabile. Ma non ci penso, la testa sta bene e le gambe pure e via. Il panorama in cima vale il prezzo del biglietto e della fatica fatta e mi fermo per uno scatto “panoramico”: per rifiatare un po’ e per il ristoro a pane e sopressa.

Dai, mancano solo 10 chilometri… 13 in verità, di discesa moooolto tecnica lungo un sentiero di sassi e roccia, che dagli oltre 1.500mt ci porta fino ai 200mt. Le gambe abbastanza affaticate possono portare a commettere errori, quindi devo fare massima attenzione.

Nonostante la concentrazione, rischio però un paio di volte di scavigliarmi e urto pure un masso con la punta del piede. Risultato: unghia nera e qualche imprecazione.

Incontro anche qualche eroe del percorso degli Sciamani a cui va tutta la mia stima, per gli oltre 80 chilometri che stanno portando a casa.

La discesa pare giunta al termine e, seppur strano, l’ultimo piccolo strappetto in salita lo accolgo quasi come una benedizione. Al punto acqua finale mi dicono mancare sì e no 2 chilometri e allora via. Un bel bicchiere di Coca Cola calda con relativo rutto e via, verso il traguardo.

Ultimo (brutto in verità) tratto tra vigneti della zona, poi nuovamente attraverso le Grotte del Caglieron tra gli sguardi un po’ perplessi delle persone tranquillamente in passeggiata e, finalmente, si taglia il traguardo. Sono fiero della forza di volontà e della condizione fisica che anche in questo caso mi hanno portato a concludere una bella impresa, nei tempi che mi ero prefissato.

Il Troi dei Cimbri è una gara che consiglio a tutti perché se escludiamo solo un piccolo tratto della piana del Cansiglio e il già citato tratto finale tra i vigneti, tutto il resto del percorso è meraviglioso.

Se la follia sarà con me, l’anno prossimo potrei seriamente pensare all’Antico Troi degli Sciamani e ai suoi 82Km.

Autore:

Emanuele Ferrabò