MdR 2019 – Insiemeper… Realizzare Un Sogno

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la mia XXVª Maratona Internazionale di Roma

Maratona di Roma 2019

Alle volte la realtà non è bella come il sogno, ma ciò non ci deve impedire di continuare a sognare

Ci siamo quasi, manca veramente pochissimo, qualche metro e ci siamo, siamo alla finish line di questa XXVª Maratona Internazionale di Roma.
Questa volta non ci sono i centurioni che, battendo sugli scudi, ci incitano negli ultimi metri ma gli amici e gli accompagnatori dei nostri eroi diversamente abili.

Sono tutti lì a fare il tifo, ad esultare, ad applaudire: abbiamo realizzato nuovamente il sogno.

Quest’anno, però, le emozioni sono differenti, sembrano più mature, più consapevoli.

Ormai alla quarta esperienza come spingitrice, due maratone di Venezia e, con questa, due di Roma con “INiX Sport” posso considerarmi una veterana.

Alla partenza di questo uggioso 7 aprile abbiamo 14 carrozzine, 21 spingitori e 6 biciclette al seguito. Il gruppo degli accompagnatori, amici e supporter è molto numeroso, una quarantina di persone; qui l’UNITALSI la fa da padrona, sono organizzatissimi.
Noi dal Veneto ci mettiamo in viaggio alla mattina del sabato, verso le 6 partendo da Schio, per incontrare a Padova Stefano, altro veterano.

Il viaggio come sempre è uno spasso perché Brenda e Massimo sono esilaranti, ridiamo e scherziamo, quindi le 5 ore e più di auto volano.

L’arrivo nella città eterna è bello, come ritrovare una vecchia amica.

L’incontro con Francesco presso l’Expo è elettrizzante. Ci vengono consegnati dei pass che mi fanno provare l’ebbrezza di essere privilegiata. Alcune foto con Leonardo, abbracci e baci con alcuni dei disabili che già hanno partecipato nella scorsa edizione, un giro tra gli stand, la firma sul murales vicina a quella di migliaia di altri atleti arrivati da 88 nazioni, ritiro il pettorale con un numero da top runner, mi dicono, siamo con il Cip (comitato italiano paraolimpici).
Quest’anno niente conferenza per la presentazione del progetto e con tutti i partecipanti: essendo cambiato il comitato organizzatore sono cambiate anche alcune cose, come il percorso della maratona.

Abbiamo i minuti contati, dobbiamo raggiungere il camping dove alloggiamo perché c’è da fare, e molto: si devono predisporre le appendici di tutte le fuoriserie che domani saranno in start line.

Non si perde tempo, infatti le tavole sono imbandite, la generosità di ognuno fa mangiare tutti. Dal vin cotto, alla genziana fatta in casa è un attimo.
Pane casereccio olio e sale accontenta i palati più esigenti, insalata di riso e dolci aiutano a dare le energie giuste per assemblare le appendici e ritrovarsi poi al dopo cena con solo tre carrozzine da sistemare.

Nel pomeriggio aiuto Francesco nelle incombenze burocratiche, cosicché comincio a rendermi veramente conto che tutto il lavoro a monte è prezioso e spesso poco conosciuto.

La maratona non inizia domenica mattina alle 8:30 ma molti mesi prima.

Iniziano i contatti con i nuovi organizzatori e ci si mette a preparare tutto il programma, predisporre la documentazione, raccoglierla e farsela consegnare da tutti, specie dai ritardatari come me. Non da ultimo prendere contatto con i disabili e assicurarsi che siano consapevoli di quel che succederà a Roma, che siano accompagnati e seguiti. In questo l’ UNITALSI ha un ruolo molto importante perché con i suoi volontari e i suoi mezzi è organizzatissima per seguirli.

Ci sono poi le appendici da montare sulle carrozzine, verificando che siano compatibili su tutte. In questo caso è stato studiato da ASD INiX Sport e da essa totalmente finanziato, un sistema che rende ciò possibile, anche se un po’ macchinoso. E allora vai di brugole e bulloni, di staffe e perni, ruotini e supporti.

Quindi il lavoro di preparazione e montaggio è il vero nocciolo della questione: tutto si gioca li.

Se la domenica fila tutto liscio è soprattutto merito di chi ha montato e rimontato appendici e ruotini, facendo i dovuti collaudi con noi spingitori, disabili per un po’…

Forse lo spirito che si crea tra noi, si crea qui, nella collaborazione per fare in modo che ogni cosa sia a posto. Poi a spingere son capaci tutti, chi più chi meno, ma il bello è trovare la soluzione giusta, per meritarsi le ciambelline di Maria Teresa!

Domenica ore 5, dopo una notte praticamente insonne, la sveglia suona.

Provo a prepararmi, il tempo non promette nulla di buono, tutti noi speriamo che non piova, ma almeno per i primi chilometri non saremo accontentati e si partirà sotto la pioggia. Ci dirigiamo alla volta del punto di ritrovo situato a pochi metri dalla start line. Qui ricomincia la sistemazione delle carrozzine, dei sognatori, dovremo coprirli per bene perché la pioggia non sembra mollare. Cominciano a formarsi le coppie spinto-spingitore: solo io e qualche altro rimaniamo orfani ma confidiamo di dare il nostro contributo lungo il percorso.

Ascoltiamo e cantiamo l’inno di Mameli, orgogliosi di essere qui, pronti per andare a realizzare questo sogno.

La tensione per la partenza imminente comincia a farsi sentire, quindi iniziamo a disporci sotto l’arco, in prossimità del palco dove il sindaco ed alcune autorità presenti fanno il loro discorso per salutare tutti i runner provenienti da moltissimi paesi, arrivati fino a Roma per correre questa maratona molto importante giunta alla sua XXVª edizione.

Io e Stefano ci incarichiamo di tenere l’andatura per i primi chilometri, quindi partiamo avanti a tutti al 3..2..1..via!

L’onore e l’onere di essere in prima fila, immortalata pure su un quotidiano locale… nemmeno fossi una top runner!

Questo onore dura veramente poco, da subito il gruppo si sgrana, un piccolo incidente lascia indietro alcuni, altri aumentano il ritmo presi dall’ adrenalina. Poco più avanti, verso il 2º chilometro, ci si dovrebbe riunire e fermare perché i top runner stanno arrivando e la sicurezza nostra e dei disabili, nonché degli altri atleti, è importante, ma già qui la comunicazione tra noi non funziona proprio bene. Quindi si corre alla spicciolata, non riusciamo a stare compatti, dovremo lasciare scorrere almeno i primi e l’onda delle 4ore.

Io sono molto preoccupata che il gruppo cerchi di rimanere unito: in alcuni tratti è particolarmente emozionante stare insieme e sentire l’affetto del pubblico ma non sempre si riesce a farlo.

Da veterana mi preoccupo che l’ultimo non venga lasciato da solo, so che significa perché è capitato a me. Francesco è spesso nelle retrovie per aiutare chi è in difficoltà.

Ad un certo punto con Stefano dobbiamo fermarci per cercare di sistemare una delle carrozzine che fa un brutto rumore, si inventa una soluzione che Mac Gyver può solo inchinarsi.

Maratona di Roma 2019

Ecco qui vi è la svolta per la mia personale maratona.

Tra i vari stop e ripartenze ai ristori, l’ordine sarebbe stato di fermarsi prima di piazza del Popolo appunto per “sfilare” insieme. Con grande rammarico di Francesco sono tutti avanti, gli unici attardati siamo io e Leonardo: precedentemente avevamo aiutato qualcuno a rientrare e poi era giusto rispettare l’anima di questo sogno.

Il magone inizia proprio qui mentre con Leonardo e Francesco non corriamo ma camminiamo per tutta Piazza del Popolo, magone che si trasforma in rabbia, in tristezza, in delusione, in rammarico, chissà poi perché…

Lo spirito con cui affronto questi “eventi” è, e vorrebbe essere, di condivisione, di aiuto, di vicinanza, di determinazione nel raggiungere la finish line, nel realizzare il sogno. Questa volta è stato un po’ soffocato e distratto da altro.

Per la presenza di nuovi spingitori che erano magari preoccupati per la performance, forse non si è creato subito gruppo e non c’è stata empatia e consapevolezza che siamo appunto un gruppo e si viaggia insieme, che nessuno deve essere lasciato indietro, che ci si aiuta reciprocamente, che i disabili non sono qui per farci sentire più bravi, o più belli, che il nostro gesto deve andare oltre ed essere realmente disinteressato.

Solo in questo modo avremo realizzato il sogno con il cuore aperto e al servizio dei veri sognatori: Mario il Capitano, Maria, Vanessa, Carlo, Angela, Mario, Federica, Vittorio, Gabriele, Alvaro, Ivan, Raffaele, Antonio, Fabio.

All’arrivo però ci aspettano tutti e la commozione è palpabile anche tra i veterani. Quelli che l’hanno fatta per la prima volta con noi forse non si aspettavano che la botta emotiva arrivasse. Lo dico sempre, finché non ci arriviamo alla fine non ci si crede che ci si arriverà, ma quando sei là e passi sotto il traguardo, fermi il cronometro, senti lo speaker annunciare l’arrivo, le lacrime arrivano e non puoi che lasciarle andare abbracciando chi hai accompagnato, sostenuto, aiutato per questi 42 km e 195 metri.

Ci prendiamo tutti la nostra meritatissima medaglia finisher, mi attardo al ristoro per il the caldo che mi ricorda i miei Trail e le mie scorribande tra le montagne e spunta un sorriso. Sorrido comunque, nonostante tutto.

Ringrazio la mia società sportiva ASD INiX Sport per la fiducia, per avermi, ancora una volta, coinvolta in questa esperienza.

Ringrazio tutti i miei compagni sognatori, spingitori e spinti.

Sono onorata di mettermi al servizio di un sogno così bello ed intenso.

Sono grata di poter sognare con INiX e insieme realizzare sogni.

Non smettere di sognare, mai.

Ester Zocche

Autore:

Ester Zocche