Venice Marathon 2017: Insiemeper… realizzare un sogno

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Venice Marathon 2017: Insieme per realizzare un sogno

E poi le cose capitano.

E poi capisci che in qualche modo sarebbero capitate lo stesso.

Fare la “spingitrice” era nel mio destino.

Dopo l’esperienza, in totale autonomia adolescenziale, sono venuta a conoscenza di un progetto più strutturato: ho scoperto che si può pensare di mettere Insieme (le forze) per “Realizzare un sogno“.

È quello che mi è successo, poco dopo aver corso la Santa Run spingendo Luca, l’estate scorsa ad un’altra gara podistica di 9km, l’Anguriara Run, corsa solidale per la “Città della speranza”, a cui volevo partecipare nella medesima modalità.

Paolo Guglielmi, l’organizzatore, mi aveva invitato ad andarlo a salutare, voleva conoscermi e, nel contempo, presentarmi un folle più folle di me, uno “spingitore di sognatori”: Francesco D’Andrea.

Durante la corsa in questione, non potendo parteciparvi spingendo Luca e la sua carrozzina, ho “corso” trascinandomi chilometro dopo chilometro con lui a fianco. Arranco e lo ascolto mentre mi racconta di un sogno, di una maratona, di spingere disabili per 42 chilometri in rapporto 1 a 1, di andare a Venezia e di partecipare a questa avventura.

Le magie succedono.

Le onde viaggiano e si allineano.

I cuori e le menti si sincronizzano.

Non per caso.

Non a caso.

Venice Marathon 2017 – Ester Zocche

E non è affatto un caso

Così mi ritrovo all’alba del 22 ottobre 2017 a salire sull’auto di Enrico insieme a Francesco. Prima tappa Dueville dove incontro Leonardo che guiderà il pulmino fino a Fiesso d’Artico: son subito scintille!

Conosco anche, finalmente, a chi presterò le gambe in questo sogno: Sofia e Nicolò.

I genitori di Sofia hanno preparato un buon caffè, che non rifiuto (probabilmente la causa delle mie innumerevoli soste per tutta la maratona).

Sofia è sorda, la accompagna Elisabetta che sarà la nostra interprete nella lingua dei segni. L’energia e l’entusiasmo di Sofia sono così travolgenti che a volte ci si scorda della sua disabilità. La chiassosa risata, le grida di gioia e gli enormi sorrisi parlano a sufficienza.

In questa occasione ho scoperto che i sordi son dei veri e propri casinisti!

Il pulmino è al completo di sognatori, mezzi ed appendici per le carrozzine, studiate e realizzate da Francesco e finanziate da INIX per essere adattabili su tutte.

Il viaggio è uno spasso, anche Nicolò è di una simpatia travolgente.

Le risate riempiono tutto lo spazio, non lasciando posto a nulla: solo allegria e gioia.

Arriviamo alla nostra base d’appoggio, vicino a Strà, proprio nei pressi della partenza.

Qui incontro l’ultimo componente della squadra di sognatori, Stefano, che ci ha messo a disposizione la sua ditta con bagni e soprattutto spazio per preparare le carrozzine e sistemarci. Ci troviamo pure Marco Piro che per farsi spingere arriva direttamente da Roma! Francesco consegna i pettorali a tutti, prepariamo le appendici che ci aiuteranno a spingere più agevolmente: sono pure personalizzate con il nome dei disabili, anche se abbiamo tutti il pettorale. Loro sono “di più”.

Arrivano anche i ragazzi dell’UNITALSI di Treviso con cui collaboreremo durante tutta la maratona. Hanno dei furgoncini attrezzati e delle bici al seguito per affrontare al meglio tutte le necessità dei disabili.

Noi di INIX abbiamo “solo” Elisabetta che ci accompagnerà in bicicletta per aiutarci con Sofia e le sue necessità: lei la conosce visto che lavora presso la COOPERATIVA MARGHERITA in cui Sofia è ospite. Elisabetta si rivelerà fondamentale, preziosa, assolutamente indispensabile. Farà da collegamento tra noi ed Unitalsi, fotografa ufficiale. Nei tasconi della sua bici ci sono gli attrezzi per sistemare i mezzi in caso di necessità; saranno riempiti anche di altro che io raccoglierò lungo il percorso.

Siamo tutti pronti, Francesco ci comunica alcuni dettagli e ci dà indicazioni: partiremo avanti a tutta la maratona, prima delle carrozzine olimpiche e le handbike, 10 minuti prima dello start ufficiale per poi, dopo circa 2km, accostarci e lasciare scorrere i top runner fino ai famosi palloncini neri dei pacer delle 6h. Viaggeremo ad una velocità tranquilla, possibilmente in gruppo. In alcuni momenti saranno consentite fughe per sgasare ma, su ordine di Francesco, ci dovremo ricompattare quando passeremo in punti “particolari”.

L’emozione è palpabile, siamo tutti euforici e io, che sono alla prima esperienza, ho lo stomaco in subbuglio; ci avviamo alla zona partenza che dista circa 1 chilometro.

Arrivati depositiamo le nostre borse in uno dei 7 camion predisposti dall’organizzazione, una “macchina” incredibile per ben 7.762 runner provenienti da tutta Italia e da ben 77 nazioni straniere.

Ci posizioniamo lì avanti, i discorsi del sindaco, la banda che suona, l’arrivo dei top runner che attraversano il canale su un battello: il parallelo con i migranti è spontaneo, sono tutti nord africani, sono i più veloci; tra loro solo qualche viso pallido.

Sulla linea di partenza incontro pure Federico Rossi che, superati alcuni disguidi burocratici, partecipa con una carrozzina omologata avuta in prestito da Baldini, un atleta paraolimpico.

Venice Marathon 2017 – Ester Zocche

3,2,1 Partiamo!

Siamo da subito accompagnati, applauditi, incitati dal foltissimo pubblico presente ai lati della strada.

Il mio sorriso di gioia inizia ora e la protesi facciale durerà per tutta la maratona, nonostante le mie frequenti fermate ai bagni.

Sto vivendo un sogno, sto realizzando un sogno per e con altri.

Al nostro passaggio le persone chiamano i disabili (leggendo i loro nomi sul supporto della carrozzina), tanti applausi e “bravi” urlati a squarciagola.

Ci fermiamo proprio come annunciato da Francesco dopo i primi due chilometri e qui approfitto del bar; sistemiamo uno dei mezzi e poi a bordo strada ci godiamo la passerella dei TOP e di tutti gli altri. Vanno come siluri, concentratissimi, serissimi, nessun sorriso.

Noi incitiamo tutti, vedo alcuni volti conosciuti di runner vicentini. E poi il variegatissimo mondo di questi runner, alcuni più simpatici, alcuni molto seriosi e presi dalla competizione, alcuni vestiti in modo buffo, e tutti questi palloncini colorati con scritti numeri e tempi: i pacer.

È un mondo molto diverso dal trail e ancor di più dall’ultra trail, con alcuni ho sicuramente in comune la voglia di divertimento.

Si ricomincia e ora si fa sul serio, dobbiamo spingere queste 3 carrozzine, siamo in 5 ad avere le gambe “buone”; noi di INIX viaggiamo in rapporto 1:1, oggi con due jolly che ci permettono di respirare un po’. Ma comunque se non spingi devi correre. Incredibilmente, spingere non è poi così faticoso, viaggiando ad una velocità che ci farà concludere la maratona in circa 6h e 30. Le previsioni meteo non sarebbero molto incoraggianti ma noi siamo attrezzati per tutto. Credo faranno appena due gocce, per il resto solo sole e calore umano.

Lungo la strada incontriamo gruppi che suonano, ma in primis il calore delle persone.

Ai ristori è una festa, i volontari sono tutti allegri, disponibili e speciali.

Nei momenti in cui viaggiamo in gruppo ci sosteniamo a vicenda e ci carichiamo, ci raccontiamo e soprattutto ridiamo di gusto.

Io sono felice, soffro l’emozione della prima volta, della prima maratona: ciò mi fa testare tutti o quasi i bagni lungo il percorso, quindi mi attardo e vengo poi aiutata da Francesco a rientrare nel gruppo. È un orologio umano: facendo spesso il pacer alle corse ha molta esperienza su andature e ritmi. È la mia scopa personale: infallibile.

Si inventa anche momenti per le foto di gruppo, adducendo vari pretesti, diventerò lo zimbello della maratona.

In vari momenti ci ricompattiamo ed è veramente uno spettacolo molto bello.

Parco San Giuliano lo percorriamo in formazione ed è bellissimo ma sul Ponte della libertà viviamo uno dei momenti più emozionanti. Questo lunghissimo rettilineo, dove finalmente si vede il mare, dove si scorge in lontananza Venezia, ci fa ritrovare allineati ed Elisabetta ci immortala in quella che diventerà la foto simbolo di questa maratona.

Qui, però, noto come queste grandi manifestazioni non siano ecologiche, non siano pulite, non ci sono abituata: io vado per boschi, ho ancora poca esperienza è vero, ma tutti quei bicchieri, bottiglie, integratori buttati a terra non sono un spettacolo edificante.

L’entrata in Piazza San Marco avviene tra due ali di folla, tutti stipati dietro le transenne ad incitare e ad applaudire i concorrenti. Al nostro passaggio tutti chiamano Sofia, Nicolò, Marco. Loro viaggiano con le braccia alzate ed io in questo momento “dimentico” la sordità di Sofia e la chiamo, ovviamente non mi sente, percepisce però e grida la sua gioia, vede tutte queste persone che sorridono.

Venice Marathon 2017 – Ester Zocche

Da pelle d’oca…

Solo se l’hai vissuto puoi capire quanto emozionante possa essere.

Arrivano i ponti che sono bellissimi ma impegnativi con la carrozzina. Nel frattempo, al gruppo si è aggiunta Elisabetta che ha dovuto lasciare la bici a Tronchetto e corre con noi gli ultimi 5Km. Non è allenata, ma noi la aspettiamo, andiamo al suo passo, siamo un gruppo, anzi una sola entità. Mi ritrovo a spingere Leonardo che spinge a sua volta Sofia, uno spasso, ci divertiamo e siamo un po’ comici. Questo saliscendi che a detta di tutti è quello che ti spacca le gambe per me è puro divertimento! Son abituata a ben altri dislivelli!

Arriviamo schierati, arriviamo insieme, arriviamo felici, arriviamo con la gioia immensa per aver realizzato un sogno.

Con Inix abbiamo dimostrato come si può creare una simbiosi tra persone assolutamente sconosciute, come l’unione faccia veramente la forza e come questo spingere diventi un gesto ancor più disinteressato nel momento in cui non si conosca chi andrai a spingere.

In 42,195 km si crea un legame, durante quelle ore succede qualcosa di magico.

Finché non arrivi alla finish line non sai che realizzerai questo sogno; quando poi ci arrivi là in fondo, quando superi la linea, quando fermi il cronometro, realizzi che con fatica, sudore e gioia ci sei riuscita.

Non avevi mai dubitato ma solo in quel momento il dubbio sparisce.

Il nostro spingere, il nostro sognare, il nostro rendere speciale la normalità, esplicitare questo, mettere di fronte a tutte le persone una cosa speciale che, però, dovrebbe essere normale.

La disabilità non è un problema da risolvere, è una risorsa da sfruttare per arricchire tutti.

La disabilità ti mette in condizioni di pensare in un modo differente, ti chiede uno “sforzo” per immaginare come poter, appunto, stare INSIEME PER… REALIZZARE UN SOGNO!

“Qui ci siamo tutti sul Ponte della Libertà”: per liberarci dai pregiudizi, dalle barriere, dai muri, dagli ostacoli, dalle chiusure, per liberarci dalla paura del diverso, per metterci a disposizione degli altri.

Mi è stata data una fantastica e meravigliosa opportunità, quindi vi ringrazio tutti, ma i più grandi senz’altro sono stati loro: Sofia, Nicolò e Marco! Grazie veramente di cuore!

Auguro corse libere e libertà nel cuore

Ester Zocche

Autore:

Ester Zocche