Scenic Trail K113 – 7400mt D+: non il solito ultratrail

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Scenic Tral K113, ultra a casa dei Rezzonico.

La mia curiosità per il mondo Ultratrail questa volta mi ha portato in Svizzera a Tesserete, ridente e cordiale paesello del Canton Ticino a due passi da Lugano. Parlano uno strano italiano con inflessioni dialettali che spaziano tra il bergamasco ed il milanese: qui tutti fanno Rezzonico di cognome (sì, avete capito bene, come nei vecchi sketch di Aldo Giovanni e Giacomo).

Compagni di viaggio Silvia e Roberto: sappiamo che l’impresa è tutt’altro che facile, ma la passione ci guida e accomuna.

Lo start è fissato alla mezzanotte del venerdì. Vecchie volpi argentate si aggirano nel parterre, i soliti veterani irriducibili icone delle Ultratrail. C’è spazio per una battuta, un paio di selfie, una sana risata e un sincero in bocca al lupo. Tanto si sa che sarà dura per tutti.

Sin da subito realizzo che c’è qualcosa che non quadra; non è il solito Ultratrail, so per esperienza che oltre confine gli standard per questo tipo di gare si alzano considerevolmente, ma per questa occasione credo che gli organizzatori abbiano fatto un’eccezione.

Il ritmo si presenta assai sostenuto già dall’inizio: “datti una calmata… è lunga lascia correre”, mi dico, e così faccio, cerco un ritmo sostenibile ma fatico a trovarlo. Finalmente, dopo un frenetico saliscendi notturno, inizia ad albeggiare ed è lì, all’alba, che si attacca.

Una rampa da paura!!! Prima in bosco, poi in alpeggio su crinale, tutta scoperta e visibile a perdita d’occhio. Psicologicamente un mattone in testa. A me piace dire: “ti svuota le gambe ma ti riempie gli occhi”.

Lo sguardo spazia dal Monte Bianco al Monte Rosa, laggiù in fondo di un bianco accecante. Sotto, il lago di Lugano e più in là un ramo del Lago Maggiore. Sullo sfondo il piatto della Pianura Padana.

“Scenic Trail di nome e di fatto”, verrebbe da dire.

Scenic Trail 2018 - Mauro Nacci

“Non guardare indietro, non guardare!” mi dico.

Il sole, complice una giornata perfetta, scalda molto anche in quota; la salita non molla, mai. A tratti si mettono giù le mani; qualche passaggio aereo fa alzare leggermente il battito. Uno sguardo veloce tra me, Silvia e Roberto; non serviva, ma ce lo siamo detti lo stesso: “non c’è trippa per gatti vediamo di portarla a casa!”

Rifiatiamo in discesa e, prima della base vita, riusciamo a fare un buon ritmo su un terreno finalmente più domestico e corribile.

Dopo la base vita di metà gara e un cambio scarpe al volo mi sento bene e decido di andare da solo. Giro l’angolo, guardo ciò che mi aspetta e di colpo, così come la vedo, mi appare Antonello Venditti: “… E quando pensi che sia finita è proprio lì che comincia la salita…”.

Erta impressionante, verticale con cordino… stì cazz… si va lo stesso, cordino tra le mani, a sinistra e a manca a brandire ciuffi di “loppa”.

“Non guardare indietro, non guardare!” mi dico. Pare infinita, tutta esposta in pieno sole. Spiana… forse, ma anche no!

Creste di granito da scavalcare, poi giù dritto come un fuso ad Isone, dove troviamo una festa delle forze armate con esercitazione dimostrativa. Ci passiamo in mezzo, la gente ci incita, militari compresi.

Ci carica, quasi ci gasa, ma era meglio se ci gasavano sul serio!!!

Infatti, dopo qualche chilometro, si attacca nuovamente con la salita al Motto della Croce, esattamente sopra il paese dove riesci pure a sentire l’eco dello speaker. Già, l’eco, e solo quello per l’appunto!

Eri partito da lì circa 17/18 ore fa. Faccio un ragionamento al volo: “troppo presto per scendere, forse gli svizzeri sbagliano!”. No, purtroppo no. Gli svizzeri, per tradizione, sono precisi: infatti, puntuale come un, che dire, orologio svizzero? arriva la mazzata dell’80 chilometro. Ovvero il Gazzirola, 2.119 mt. E che mazzata!!! Fisica e mentale.

Mauro Nacci allo Scenic Tral K113 del 2018

Omini piccini piccini a perdita d’occhio.

Omini piccini piccini a perdita d’occhio, come soldatini di piombo di un esercito in ritirata, lungo l’infinito sentiero di crinale.

Vabbè, mi dico, portiamola a casa anche questa. Salgo paziente, costante, caparbio, spolmonato, finito e rovesciato come un calzino puzzolente. Arrivo sul crinale, mi giro a guardare le formichine lì sotto. “Poverini!!!” mi dico e, sotto sotto, mi scappa pure un sorriso di soddisfazione.

Poi a cavallo tra il confine italo-svizzero, via al passo di San Lucio. Il sole è basso all’orizzonte, mancano 28 km.

Il panorama è magnifico, lo guardo beato, quasi in estasi. E naturalmente vado giù come un pero, lungo disteso… Per fortuna solo tanta erba; poco male, poteva andar peggio. Passo alcuni concorrenti distrutti, sfatti, maciullati ed errabondi, all’imbrunire. Ho un attimo di gloria, quasi un guizzo: accendo la frontale, mi bevo un paio di salite, sono euforico!

Finito il crinale, sento il profumo dell’arrivo: forse erano le mie povere ascelle. Confondo un ristoro e sballo i conti di una decina di km.

Attraverso le creste del Fojorina, dove la prudenza è di casa: un passo falso e sei finito sia a destra che a sinistra. Sono in apprensione, è pericoloso e sono stanco. Mi concentro solo sul sentiero, evito di dirigere la frontale a destra e a sinistra, tanto c’è solo il vuoto: 10 100 1000 metri, boh… non voglio sapere.

Circa le due di notte, finalmente l’ultimo ristoro. Non va giù più nulla, solo acqua. Viaggio in automatico, tic tac tic tac, nordic a passo spinto. Nel bosco traverso infinito, nessuno, buio pesto: io e la mia frontale.

Inciampi, imprechi con te stesso perché non accetti di essere rincoglionito; discesa tecnica, feroce, fangosa, viscida. Tutto è difficile, pare di avere ottant’anni. Ma finalmente un paesino: “sono arrivato!” No, una cippa!

È la frazione di Tesserete, mancano ancora una manciata di chilometri facili facili. Ma il Rezzonico (Aaron, l’organizzatore) ci ha sbattuto dentro due mini rampe con giro nel paese. E finalmente, dopo quasi 29 ore, medaglia! Medaglia! Come il cane Mathley.

Andrea Sanson l’altro ieri, incuriosito come al suo solito, mi pungola: “ma tu sei competitivo!” In realtà mi piacciono le sfide, mi piace ciò che faccio e quello che vivo quotidianamente. Mi piace la montagna, le persone che fanno questo sport e il poter condividere con loro esperienze, viaggi, passioni.

Insomma, poter trasmettere queste emozioni a chi vorrà mettersi in gioco. Certo che sono competitivo, e assai, ma prima di tutto con me stesso. Poi se arriva il risultato, quello buono, tutto di guadagnato.

Altrimenti… Beh, altrimenti, L’ABBIAMO PORTATA A CASA!!!

Buone corse, Boys and Girls.

Au revoir a le 2019 Scenic Trail, ci rivedremo!

Scenic Trail 2018 - Mauro Nacci
Autore:

Mauro Nacci