Spesse, Voltetta e Ciser alto

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Sintesi   

Informazioni
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Lf Hiker | E.Pointal contributor

Val Scura, Spesse, Voltetta>>   

Profilo

50 100 150 200 5 10 15 Distanza (km) Altitudine (m)
No data elevation
Nome: Non disponibile
Distanza: Non disponibile
Altitudine minima: Non disponibile
Altitudine massima: Non disponibile
Salita D+: Non disponibile
Discesa D-: Non disponibile
Durata: Non disponibile

Descrizione

Sentieri wild della val Lapisina

Passaggio a sant’Augusta per arrivare in Val Scura per Pradal alto. Sentiero per le Spesse, davvero dissestato e in parte complicato da seguire causa frane e alberi caduti ovunque. Raccordata la Voltetta, salita all’Agnelezza con occhiata alla Costiera in discesa. Taglio prima della grotta della Madonna per la cava perduta per proseguire alle terre nere dopo la direttissima. Discesa per le briglie e, prima di Sonego, giro alto sopra Ciser fino al vecchio stabilimento dell’Italcementi. Salita alla costa di Fregona per il solito taglio della via dell’Acqua. Arrivo a sant’Andrea per il minerario dopo la Salute.

Pradal Alto   

Latitudine: 46° 00′ 48″
Longitudine: 12° 17′ 55″

Descrizione

Borgo Pradal Alto Pradal Alto

Tabella per le Spesse    

Latitudine: 46° 01′ 42″
Longitudine: 12° 18′ 53″

Descrizione

Tabella per le Spesse Tabella bivio val Lapisina

Verso le Spesse   

Latitudine: 46° 01′ 52″
Longitudine: 12° 18′ 43″

Descrizione

Alberi e vegetazione da superare per raggiungere le Spesse e la Voltetta Attraversamenti problematici per le Spesse

Sull’Agneezza   

Latitudine: 46° 02′ 18″
Longitudine: 12° 19′ 38″

Descrizione

la tabella sui prati dell’Agnelezza, vicina alla casera Taffarel Tabella per la Voltetta sull’Agnelezza

La cava perduta   

Latitudine: 46° 02′ 05″
Longitudine: 12° 20′ 06″

Descrizione

la cava perduta, in mezzo al Pizzoc, a 100mt dalla direttissima la cava perduta in mezzo al Pizzoc

Verso la Valscura da Vittorio Veneto

Partenza da Sant’Andrea e salita per sant’Augusta per via Vinera. C’è acqua in questo tratto: ne approfittiamo per integrare le borracce e berne qualche sorsata: salendo per il Pizzoc e in discesa fino a Ciser non ne troveremo.

Seguiamo la direttrice per la Valscura, passando per le case di Pradal Alto e Maren. All’inizio della Val Scura, subito dopo il borgo ormai disabitato, prendiamo il troi per le Spesse e il pian del Mus segnalato a sinistra da una tabella di legno. Il troi rimane basso e segue il profilo delle casere abbandonate, segnalato da bollini rossi che, per quanto radi, rappresentano comunque una traccia certa.

Per franamenti verso le Spesse e la Voltetta

Arrivati sulla val Lapisina, seguendo un’altra tabella si prosegue verso nord parallelamente al sentiero che, più basso, parte da Maren per arrivare alle cave abbandonate di Nove. Il troi attraversa sempre in costante salita vari valloni boschivi. Allo stato attuale, l’attraversamento è compromesso da franamenti recenti e complicato dagli alberi caduti che ostacolano il cammino. In un colatoio, le tracce si perdono e con difficoltà si riesce ad intravedere un bollino rosso solo dopo un difficile passaggio sulla frana.

Nel complesso i segni sugli alberi sono evidenti, mentre quelli sulle rocce sono più difficili da individuare in presenza di vegetazione rigogliosa (primavera avanzata, estate).

Scavalcando tronchi e arbusti, facendo attenzione a seguire i bollini, ci si congiunge alle Spesse con il sentiero della Voltetta che parte da Nove. Il troi attraversa sempre in costante salita vari valloni boschivi. Allo stato attuale, l’attraversamento è compromesso da franamenti recenti e complicato dagli alberi caduti che ostacolano il cammino. In un colatoio, le tracce si perdono e con difficoltà si riesce ad intravedere un bollino rosso solo dopo un difficile passaggio sulla frana.

Nel complesso i segni sugli alberi sono evidenti, mentre quelli sulle rocce sono più difficili da individuare in presenza di vegetazione rigogliosa(primavera avanzata, estate).

Scavalcando tronchi e arbusti, facendo attenzione a seguire i bollini, ci si congiunge alle Spesse con il sentiero della Voltetta che parte da Nove. Comincia la salita, davvero impegnativa. È fondamentale seguire i bollini, altrimenti è inevitabile perdersi in qualche zig zag legato al transito degli animali, che non mancano di certo. Segnalo la presenza di Camosci, caprioli e cervi, con tanto di ritrovamento di un palco dalle dimensioni generose.

Su per l’antico troi che da Nove portava al Pizzoc

La salita della Voltetta non ha tregua: è un vero vertical, spesso viene naturale aggrapparsi ai ciuffi d’erba ed ai rami in vista per darsi spinta. Verso la fine si segue il profilo di una gobba per poi spostarsi decisamente verso sinistra. Per giungere, dopo uno spiazzo erboso, alla “panoramica” dell’Agnelezza. La casera Taffarel è poco sopra, per cui ci si può facilmente congiungere al Berry o proseguire per le casere Pizzoc.

Siamo scesi per l’altavia, che ci è sembrata un’autostrada, andando a sbirciare il primo tratto della “Costiera” che porta direttamente in Valscura per cresta. Ma sarà per la prossima volta: segnato come troi da fare, magari salendo considerando la difficoltà del tracciato poco battuto.

Passando per la cava perduta

Prima della grotta della Madonna abbiamo tagliato a sinistra per la cava perduta, per il bivio che porta alla Tana del Lupo. In pochi minuti, prima mantenendo la quota e poi scendendo decisamente per un antico sentiero costellato da sassi, abbiamo raggiunto questa incredibile cava abbandonata, incastonata in mezzo al Pizzoc e a cento metri dalla direttissima. Ogni volta mi toglie il respiro, un colore tra il verde chiaro ed il grigio cenere, d’improvviso in mezzo al bosco. Attorno un sentiero cui è evidente la struttura fatta con sassi a secco, e un manufatto di cemento dove probabilmente riuscivano a caricare il materiale sulla teleferica dell’Italcementi: un pilone è qui vicino, lo vedo ad un centinaio di metri.

Attraversata la direttissima, scendiamo e raggiungiamo le terre nere e, tagliando sempre per un troi non segnato se non da bollini arancioni sbiaditi, correndo e chiacchierando arriviamo alle briglie. Prima di Sonego, giriamo a destra e per carrarecce e tagli, poi seguendo il tracciato della marcia del torchiato segnata con dei bollini, arriviamo in corrispondenza del vecchio stabilimento dell’Italcementi tra Piadera e Ciser.

Di corsa per la costa di Fregona

Adesso è facile: giù a sinistra per la via dell’Acqua e su per la costa di Fregona, dove troviamo da chiacchierare con chi negli ultimi 5 anni, ci racconta, è salito 2.000 volte in Pizzoc, con un record di 232 volte in un anno! E per due ore, oggi, ha pulito sentieri da fronde e rami d’impiccio agli escursionisti. Gente d’altri tempi, roncola in mano e grande cuore.

Discesa per le creste della Salute e corsa per il minerario fino a Sant’Andrea, pensando ormai alla birra d’obbligo a chiusura del giro