La mia Santa Run 2017

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Corro con un amico raro.

È il 6 Luglio, sono in fibrillazione come un’adolescente al primo appuntamento.

Di fatto lo è, mi sono iscritta ad una prima “gara” di 10km: è qualche mese che corro e ho già iniziato a fantasticare. Non sarò sola, infatti, attendo il mio principe: Luca.

Nel trascorso anno scolastico è stato il mio alunno prediletto. Arriva accompagnato dai genitori, anche loro in ansia per questa nuova trovata della prof.ssa Zocche. Dopo il Baskin, su mia insistenza, ho concordato di spingere la sua carrozzina dalla partenza fino al traguardo di questi 10km alla Santa Run “Corri per un amico raro” (più raro di Luca è impossibile, ho pensato!).

L’organizzatore di questa manifestazione è Giovanni Toniolo che, supportato da un foltissimo numero di volontari della Parrocchia di S. Croce di Schio, anche attraverso questa corsa podistica, vuole far conoscere la Sindrome di San Filippo, una malattia rara di cui è affetta sua figlia. Inoltre durante tutta la manifestazione viene effettuata una raccolta fondi da destinare alla ricerca sulle malattie rare. Nei giorni precedenti lo avevo contattato spiegandogli la mia idea, che ha accolto con molto entusiasmo, quasi incredulo.

Luca, dalla nascita, non parla, non comunica se non con grandi sorrisi e gridolini, ha una difficoltà di deambulazione che non gli permette di essere completamente autosufficiente.

Luca è il mio angelo: quando ti guarda, tenendoti la mano e tu capisci che ti ha riconosciuta, quando te la stringe forte trascinandoti a spasso per la scuola. Quando, se non stai attenta, infila tutte le braccia dentro ad una fontana durante la gita con la classe; quando si prende il pallone da basket dal cestone e cerca di fare canestro o palleggiare: beh, non puoi resistergli.

Quel suo modo silenzioso, ma pieno zeppo di parole ed emozioni, quel silenzio che ti riporta ad una dimensione reale, dove le difficoltà si superano e dove non ci sono scuse, dove l’impossibile diventa possibile.

Tutti in griglia, i top runner sono lì davanti attenti al cronometro, io mi metto nelle retrovie, attendiamo lo start, godendoci la Minirun a cui partecipa anche mio figlio più piccolo Thomas. Tutti questi piccoli runners che corrono sono uno spettacolo!

Ester alla Santa Run 2017

“3 2 1 Partiti!”

Con l’aiuto di un amico della famiglia conosciuto quella sera, un magico Dino Cavedon, iniziamo questa avventura, ma abbiamo subito difficoltà con la carrozzina che non ci permette di tenere un’andatura sostenuta: le ruote davanti “ballano”.

A pochi metri dalla partenza incontriamo l’altro disabile in gara, Federico Rossi, che ci aiuta e ci dà qualche dritta. Un ragazzo fantastico! Sono quelle alchimie, quelle sinergie che scattano così senza necessità di alcuna presentazione, senza necessità di parole ricercate, né discorsi di circostanza né tanto meno preparati.

Tra anime speciali ci si intende e Federico si è sintonizzato subito con Luca; io mi sono accodata e il cuore qualche colpo lo ha perso.

In qualche modo riusciamo a percorrere questi primi chilometri, con difficoltà, ma andiamo avanti. Sul percorso, ad un certo punto, incontriamo Lucio e Manuela che ci stanno seguendo con l’auto; spiego loro la difficoltà con la carrozzina e proviamo un cambio mezzo.

La situazione sembra decisamente migliorata, si riesce ad avanzare più agevolmente, anche se, devo dire, il mio contributo nello spingere è in alternata con Dino che è veramente un bolide: lui corre, io mi diletto facendomi trascinare dall’entusiasmo perché il fiato e le gambe son rimasti chissà dove.

Tra una salitella e l’altra andiamo avanti; Federico oramai è avanti anni luce, un vero professionista, un’atleta di razza!

Luca, quando è Dino a spingere, mi tiene la mano, mi guarda, sorride. Sembra apprezzare la velocità di crociera sostenuta a differenza di quando lo spingo io. Continuo a parlargli, so che mi capisce e anche non ricevendo risposta, mi sono sufficienti le sue grida di gioia, i sorrisi, la sua mano che a volte stringe più forte la mia e la risata che parte spontanea quando Dino accelera e va più forte. Proseguiamo raggiungendo anche la sorella di Luca e un’amica, anch’esse sul percorso: ora viaggiamo tutti insieme e siamo la coda del gruppo.

Al nostro passaggio tutti i volontari ci incitano, ci applaudono; li salutiamo tutti, io lo faccio sempre, perché sono lì per noi che corriamo. Noi ci divertiamo e loro sono lì per permetterci tutto questo.

Inizia a piovigginare, mancano circa due chilometri all’arrivo, troviamo di nuovo i genitori: li ho già avvisati al telefono che stiamo arrivando. Abbiamo già messo la giacca impermeabile a Luca.

Ci fermiamo, Lucio sta per caricare il mio eroe in auto, io sono dispiaciuta, ma non posso forzare questa decisione. Ma Manuela mi fa un cenno, mi dice “Vai, portalo all’arrivo, che vuoi che siano due gocce!”

Il mio cuore scoppia, la bacio, la ringrazio, la abbraccio, sono al centesimo cielo, aspettavo solo quello: portarlo all’arrivo.

Portarlo alla finish line per dare un segnale, per far capire che la disabilità ha varie forme, che nonostante tutto si può, che abbiamo, però, moltissima strada da fare.

Gli ultimi chilometri sono corsi tutti d’un fiato, sono i più commoventi; anche Dino intuisce quanto siano importanti per me e mi lascia il comando, e io mi lascio trascinare dalle emozioni.

Arriviamo che è l’imbrunire, troviamo ancora i cronometristi ad attenderci e gli amici di Luca.
E, ovviamente, la mamma coraggio che ora un po’ commossa lo è.

Anche Thomas mi ha aspettato.

Luca è stanco, gli occhi cercano la mamma, forse è anche felice.

Lo siamo tutti per aver dato uno schiaffo a chi pensa e crede che la disabilità sia un “problema” e non una “risorsa”.

Sono felice per la mia prima 10km fatta al servizio di un amico raro.

Sono felice perché, come sempre, Luca dà molto più a me di quel che io do a lui, con questo scambio silenzioso che è il nostro modo.

Sono felice perché Luca è lì in classifica con gli “abili”.

Sono felice anche per il gesto che Thomas ha fatto al nostro arrivo: mette al collo di Luca la sua medaglia-ricordo dicendogli “tu la meriti di più”. Mi commuove e capisco che i bambini sono un “sacco” più avanti.

Sono felice.

Auguro abilità nel cuore per disabilitare i pregiudizi.

Autore:

Ester Zocche