Farega, Schiaffet e tre cime

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Lf Hiker | E.Pointal contributor

Dalle prese deserte al Gevero>>   

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50 100 150 200 5 10 15 Distance (km) Elevation (m)
No data elevation
Name: No data
Distance: No data
Minimum elevation: No data
Maximum elevation: No data
Elevation gain: No data
Elevation loss: No data
Duration: No data

Description

Creste di Cison

Partenza da Cison di Valmarino. Salita per il sentiero delle prese perdute per Castelaz, Farega e Schiaffet. Passaggio all’arco e poi salita, da forcella Foran, per il Col de Moi. Discesa e salita al Vallon Scuro e poi al Crodon del Gevero. Ritorno a Cison per il sentiero delle scalette.

Discesa dal Farega   

Latitude: 45° 59′ 35″
Longitude: 12° 08′ 20″

Description

corda fissa sulla discesa dal Farega discesa dal Farega

Sotto l’arco   

Latitude: 45° 59′ 45″
Longitude: 12° 08′ 23″

Description

sotto l’arco di pietra sotto l’arco

Bivio per villa Mary   

Latitude: 45° 58′ 40″
Longitude: 12° 08′ 01″

Description

La tabella per villa Mary prima del Castelaz Tabella per villa Mary

Verso il Farega   

Latitude: 45° 58′ 51″
Longitude: 12° 08′ 00″

Description

dopo il Castelaz, verso il Farega verso il Farelga

Val del Diavol   

Latitude: 45° 59′ 36″
Longitude: 12° 08′ 20″

Description

tabella della val del Diavol tra Farega e Schiaffet val del Diavol tra Farega e Schiaffet

Su per lo Schiaffet   

Latitude: 45° 59′ 41″
Longitude: 12° 08′ 15″

Description

dritti per dritti, su per lo Schiaffet su per lo Schiaffet

Sul Col de Moi   

Latitude: 46° 00′ 06″
Longitude: 12° 07′ 41″

Description

sul Col de Moi con la neve sul Col de Moi

Alla scoperta delle prese deserte: da Cison al Gevero

Mi ero studiato prima il percorso, sia cercando la traccia su più mappe che leggendo in internet. Mi intrigava l’idea di usare anche le mani per avanzare, oltre alle gambe. Ma è stato decisivo trovare un compagno di viaggio ad hoc: eh sì, perché il buon “cavallo pazzo”, appena odorata l’idea del I e II grado, subito si è acceso.

Eccoci a Cison, fine gennaio, fa freschetto ma la giornata è di sole pieno e l’idea di trovare un po’ di neve in alto non ci da per nulla fastidio. L’inizio è divertente: si corre e si sale gradualmente, prima per il bosco sopra il castello poi seguendo le indicazioni riportate su tabella per “PRESE DESERTE – CIMA FAREGA”.

In breve si sale in cresta, passiamo Villa Mary e sul Castelaz troviamo la tabella per la Val del Diavol: la direttrice è quella, adesso non ci si tira più indietro! Seguiamo il filo della dorsale, il panorama è aperto e di grande fascino: si spazia dalla vallata a tutte le prealpi che sembra di poter toccare portando avanti la mano.

Castelaz e Farega: ma da brivido la discesa alla val del Diavol

Ecco le rampe per il Farega: si sale facilmente, non è molto verticale. Uso anche le rope come appigli per darmi spinta, e in breve ci siamo. Il problema è la discesa: d’improvviso si piomba sulla Val del Diavol, c’è un salto di una trentina di metri che non ci aspettavamo. Boh, ci guardiamo attorno: siamo su un piccolo spiazzo e sembra impossibile si debba proseguire su questo versante. Infatti, tornando un po’ indietro ci accorgiamo di un bollino sulla sinistra, più basso. Rassicurati, procediamo con cautela prima per una cengetta erbosa, esposta, e poi giù per un canalino, quasi verticale dove soffrire di vertigine di certo non aiuta. In aiuto, invece, c’è una corda fissa con degli anelli: preferisco non usarla perché non sono in grado di valutarne la sicurezza.

Arrivato nella sella della val del Diavol, tiro un sospiro di sollievo e mi guardo indietro: da qui, non è facile immaginare dove si è riesciti a passare. Questo è un tratto molto impegnativo che richiede attenzione e dimestichezza con questo tipo di terreno: erba alta, roccette, radici.

Dallo Schiaffet alle cime del Gevero

Adesso si risale: abbiamo lo Schiaffet da fare. Lo si aggira in parte a sinistra, poi per una serie di canalini molto verticali se ne conquista la cima. Sempre rope e roccette molto insidiose. Di certo è più facile procedere salendo: farlo in discesa può essere problematico se non adeguatamente preparati. Però in cresta è uno spettacolo: ormai è fatta, vediamo forcella Foran a poca distanza e l’appagamento della vista vale ogni sforzo.

Decidiamo di fare una deviazione per l’arco, giusto per un paio di foto, per riguadagnare subito il sentiero per il col de Moi.

In cresta si corre, un po’ sulla brina: ma si corre!

In poco siamo al Foran, mangiamo qualcosa, un paio di foto alla tabella del Gevero che abbiamo trovato sul tavolo e su alla croce, senza indugio: ci aspetta un col de Moi freddo e ventoso, con un po’ di neve. Una vista incredibile sulle Dolomiti, l’Alpago, la Vallata, la pianura.

In un attimo valichiamo sul Vallon Scuro e il crodon del Gevero. Poi qualche minuto di ristoro al bivacco dei Loff per la discesa per le scalette. La facciamo tutta di corsa, faccio fatica a star dietro a cavallo pazzo. Lo raggiungo solo sulla via dell’acqua, per uno sprint fino a Cison.

Meritata birra, gran giro oggi, da rifare!