Il ritrovarsi tra sentieri, DBT 2018

3 min. di lettura

Osservo nella memoria dei miei ricordi le immagini vissute in una gara, in una corsa, in una sfida…in quello che volete chiamarla.
Dolomiti Beer Trail 2018, quasi non ci credo. Nemmeno volevo andare.
La mia schiena, da un mese a questa parte, vuole farmi tribolare, forse mi sta solo parlando.
La ascolto. Mi ascolto.
Sono difficili certi attimi da descrivere, perché la voglia di me è tanta.
Il desiderio di poter allacciare le mie scarpette e buttarmi per sentieri è immenso, però sento che devo farlo con cautela. Arriva sempre un momento in cui si deve decidere: rimanere a metà è come vivere a metà.
Magari non sarà più come prima, ma questa gara volevo diventasse un giorno di festa, dove partire voleva dire arrivare “diversa”.
E così è stato.

Non ho fretta, corro perché sono in viaggio

Otto e trenta, l’ora della partenza. Piove e non poco. Ma a me piace anche così.
Il percorso che farò quest’anno sarà di 24 kilometri, quelli che bastano per capire. Quelli che bastano per gioire.
Non mi metto fretta, so che mi aspetta una lunga salita, vado con comodo, a mio passo: ogni tanto mi fermo e mi guardo attorno.
C’è tanto silenzio mentre si sale.
Senti il respiro di ogni singolo compagno che, a testa bassa, passo dopo passo, percorre il mio stesso sentiero.
Salendo, ogni tanto alzo la testa, e nel grigio della giornata, vedo una fila di… rosso verde celeste giallo bianco viola rosa… tanti sono i colori indossati, colori che donano toni di luce al bosco ancora spoglio, bagnato dalla pioggerellina che scende.
Ha un effetto strano ai miei occhi… mi viene da piangere, sono tutti lì con me, con la stessa passione, con lo stesso scopo.

Esserci, ognuno con il loro perché

Arrivare su in cima al Monte Avena è magia.
Uscire dal bosco correndo tra un mix di neve e fango da sembrare sale… e, all’improvviso, trovarsi in una distesa bianca dove, con un giro su sé stessi, vedi purezza, è straordinario.
Altre emozioni…
Mi sento fortunata poter vivere tutto ciò; poter vedere cosa, oltre la nebbia, lassù, la vita può regalarmi.
Profili sottili, confusi da un cielo celeste e un mare di nuvole bianche.
In lontananza alcune cime si fanno ammirare… intanto proseguo il mio percorso.
Qui è un parco giochi… La neve è alta si fa fatica correre…si salta!
Le mie scarpette sono fradice, sento la neve tagliente nei miei polpacci… mi piace da morire, perché anche questo è vivere nel profondo ciò che la corsa può donare.
Sensazioni che da fuori sembrano assurde, ma lì, in quel momento, niente è più bello.

Io e il cielo

Io e la libertà dei miei movimenti.
Si scende, di nuovo nebbia, cambiano le forme, mi ritrovo in una stradina e non si vede nulla.
Sembro sospesa nell’aria! Unico rumore, io!
Pian piano però la luce si fa più chiara, c’è tanto fango nel percorso, anche qui: come una bambina mi butto, mi sporco ovunque, mi sento viva.
Ormai ci sono, siamo quasi giù, incontro alcuni amici.
Si corre assieme.
La voce dello speaker è vicina, dietro di me il profumo di ciò che avevo appena vissuto mi segue.
Corri, vai, tieni duro, sei felice.
Senti che stai bene.
Penso a chi ha creduto assieme a me in questi kilometri e, con il cuore in gola, li porto al traguardo.
Attimi di gioia!
Momenti di gloria.

Io & le mie scarpette

Autrice:

Lara Bailo