UMS 2018, 285 Km. Andare oltre, essere Ultra!

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Sintesi   

Informazioni
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Lf Hiker | E.Pointal contributor

UMS 2018 – Moreno Nadal >>   

Profilo

50 100 150 200 5 10 15 Distanza (km) Altitudine (m)
No data elevation
Nome: Non disponibile
Distanza: Non disponibile
Altitudine minima: Non disponibile
Altitudine massima: Non disponibile
Salita D+: Non disponibile
Discesa D-: Non disponibile
Durata: Non disponibile

Descrizione

UMS 2018 – Ultra Milano-Sanremo – Moreno Nadal

Partecipazione nel 2018 all’UMS 2018 – Ultra Milano-Sanremo – Moreno Nadal – 3° classificato, 1° italiano

UMS Ultra Milano – Sanremo, il mio viaggio.

UMS 2018. Con piacere mi trovo a scrivere su queste pagine che, pur essendo imperniate su percorsi in natura e di trail running, ogni tanto vuole dare voce anche a chi come me ancora calpesta prevalentemente il nero asfalto.

Quello che ci accomuna è comunque “il viaggio”, inteso non solo per la scoperta di ciò che ci circonda durante la corsa, di cosa c’è “più avanti”, ma soprattutto per la moltitudine di emozioni che si provano in tante ore o anche giorni in cui mettiamo un piede davanti all’altro per raggiungere la meta finale.

Un viaggio, questo, iniziato un anno fa dopo il ritiro alla scorsa edizione a meno di 50 km dal traguardo. Perché, come in tutte le nuove esperienze, devi farti le ossa, cadere, rialzarti, pensare a quello che hai sbagliato e ricominciare daccapo per l’anno successivo.

Alle 8:30 di sabato 28 aprile siamo tutti alla partenza vicino Porta Ticinese a Milano. Anche se solitamente non sento la pressione per le gare, fa già caldo, cosa che mi disturba abbastanza.

Alle 10:00 si parte, tenendo un passo più controllato dello scorso anno, per non affaticarmi fin da subito. Nella mia mente avevo già diviso la corsa in più parti, ognuna delle quali aveva una sua caratteristica. Soprattutto a livello di paesaggio.

L’inizio, sotto il solleone. Un deserto di asfalto.

Dopo 35 km circa raggiungo Pavia, terminando così la lunga e monotona pista ciclabile che costeggia il Naviglio. Ci trovo l’amico e compagno di squadra Stefano Toffoli che mi accompagna per qualche decina di metri. Lui correrà l’ultima frazione di 61 km della staffetta “Davanti a Moreno”.

A questo punto inizia la parte peggiore, e cioè quasi 90 km di lunghi rettilinei in mezzo al nulla, neanche un albero dove ripararsi dal sole, che nel pomeriggio picchia duro. Vedo le gocce di sudore che scendono dal berretto.

Cerco di bere spesso acqua con sali minerali, chinotto e la sorprendente birra che ripulisce la bocca dal gusto dolce. Il tutto fornito dai miei preziosi assistenti e compagni di viaggio Marzio, Arturo e mio padre Remigio, presente anche quest’anno.

Solo i brevi passaggi a Voghera e Tortona rompono la monotonia di questo deserto di asfalto.

Non vedo l’ora che arrivi il buio per trovare un po’ di refrigerio e giungere a Ovada al km 123. Ma mancano ancora molte ore di una partita a scacchi tra me ed il sole che fino al tramonto non mi lascia tranquillo.

La notte sul Turchino, sotto la luna.

Dopo il km 100 passo Novi Ligure e, grazie all’incoraggiamento da parte della gente e la sera un po’ più fresca, mi dirigo verso Ovada dove arrivo alle 22 circa.

Al ristoro me la prendo comoda, mi do una rinfrescata in bagno, mi cambio per la notte e mangio un po’ di pasta. In quel momento partono gli atleti che correranno “l’Ultra del Turchino”, 44 km da Ovada percorrendo l’omonimo passo e scendendo al mare fino a Voltri.

Riparto anch’io pensando che quest’anno la notte sul Turchino non sarò solo. Ed infatti, dietro di me, vedo avvicinarsi i concorrenti della 44 km con le loro frontali che mi passano ad una velocità che mi piacerebbe tenere.

La salita prosegue in un clima più mite dello scorso anno. Non c’è illuminazione o rumore di auto ma solo la luna che ti fa intravvedere i boschi ai lati della strada ed il rumore di qualche animale che si muove tra gli alberi. Corro rilassato, e ne approfitto per delle micro pause di pochi minuti all’interno del furgone.

Saranno fondamentali fino alla fine della corsa.

L’alba, e finalmente il mare!

A pochi km dalla vetta trovo un concorrente della 44 in difficoltà colpito dai crampi. Gli do dei sali minerali e corriamo insieme fino quasi alla galleria dove si scollina e inizia la discesa fino a Voltri.

Ce la farà!

La discesa è più ripida e breve, ma sono concentrato, e non mi lascio andare più di tanto, cercando le traiettorie migliori per fare meno strada.

Vedo finalmente le luci di Voltri e, poco dopo, sento il profumo del mare ed il frangersi delle onde sulla spiaggia. Arrivo al 3° check-point dopo 160 km.

Non mi fermo molto e riparto all’alba di domenica per la parte più bella del percorso, 120 km di costa con il mare a sinistra, le montagne a destra, passando per splendidi paesi come Arenzano, Varazze, Celle Ligure, Savona, Spotorno, Vado, Finale Ligure, Pietra Ligure e Loano. Paesi tutti pieni di vita grazie ai turisti che affollano le spiagge per il ponte del 1° maggio.

Quest’anno fa meno caldo di quello scorso e sento le gambe che girano ancora molto bene.
Continuo lo stesso a fare le mie pause di 5-7 minuti, alimentandomi con mandorle e fesa di tacchino oltre ai soliti sali minerali, chinotto e birra.

Dopo Loano arrivo a Borghetto Santo Spirito, 4° e ultimo check-point al km 224, e qui la concentrazione sale.

Ho un obiettivo da raggiungere!

Il punto di non ritorno: km 237.

Mangio un po’ di pasta, appena preparata, e dopo 10 minuti riparto verso quel punto che la mia mente ha già raggiunto, il punto in cui mi sono ritirato l’anno scorso al km 237.

Avrei voluto volare in quei km, per arrivarci il prima possibile, ma ovviamente rimango col mio passo fatto di corsa lenta e brevi camminate, passando Ceriale su uno dei pochi tratti dove non si vede il mare e raggiungendo la città di Albenga, piena di vita.

Lasciato il centro mando il pulmino con i miei assistenti 2 km più avanti sul “luogo incriminato”, e cioè una curva a sinistra con un ampio spazio a destra in cui parcheggiare, e quando arrivo mi fermo qualche minuto per una foto e qualche parola con gli amici, consapevole che un metro in più quest’anno lo faccio.

Anzi… sono convinto come non mai che il traguardo sarà mio, perché mente e corpo stanno bene e quel pizzico di euforia che provo male certo non fa.

Proseguo sapendo di stare su un tratto di gara mai percorso prima e riesco a godermi i nuovi panorami davanti a me, fatti sempre di mare, scogliere e montagne.

km 237! Il punto di non ritorno

Ho freddo, sono fradicio di pioggia. Ma riparto.

Arrivo ad Alassio, nel tardo pomeriggio. La città è ancora un brulicare di vita e qualcuno mi ferma, dicendo che mi sta seguendo tramite app, facendo il tifo per me che risulto il primo degli italiani.

È bello scambiare qualche parola con loro ma devo andare avanti per non raffreddarmi troppo.

Ormai mancano meno di 30 km, sto benissimo e sono su di giri, anche se la gamba destra comincia a fare male a causa del piede che si è gonfiato come lo scorso anno.

Mi dico “ecco una cosa che mi sono dimenticato di sistemare”: mezza misura in più e una legatura diversa avrebbero probabilmente ridotto il problema.

Questo però non mi ferma ma, verso le 21, un temporale inaspettato mi rende la vita difficile.

Fa freddo, piove ed il vento contrario è talmente forte che quasi non riesco ad andare avanti.

Arturo mi passa un preziosissimo impermeabile e, nel buio più totale, rischiarato solo dalla frontale e dai fari del pulmino, proseguo verso Imperia dove, con i miei soci, ci dobbiamo separare causa strada chiusa al traffico.

Il ricongiungimento è problematico, perché il mio cellulare non funziona e per comunicare devo usare il telefono di un ristorante.

Aspetto con impazienza il pulmino, che arriva dopo 10 minuti mentre sto tremando dal freddo. Penso che anche questa volta gli Dei stiano cercando di non farmi finire la corsa.

Ma dopo essermi riposato una buona mezz’ora, bagnato fradicio con una coperta addosso, riparto verso gli ultimi 17 km sulla pista ciclabile di San Remo.

Barcollo, mancano 5 km. Ma non cedo!

Imbocco la ciclabile. Non c’è anima viva, visto che è l’una di notte.

Il pulmino va al traguardo e Marzio decide di venirmi incontro a piedi per fare poi l’ultimo tratto insieme.

Ci troviamo a poco più di 5 km dalla fine e ormai comincio a rilassarmi talmente tanto che a volte barcollo per la stanchezza.

Camminiamo quasi sempre e Marzio è talmente provato che non riesce a tenere gli occhi aperti.

Sembriamo 2 ubriachi alle 2 di notte!

Arrivano anche 4 ragazzi dell’organizzazione a piedi ed in bici che ci accompagnano negli ultimi 15 minuti verso il litorale.

Dopo aver lasciato la pista ciclabile, calpesto finalmente i tappeti che portano all’arco dell’arrivo dove trovo anche i compagni staffettisti Stefania, Ercole, Gianluca ed una commossa e commovente Nadia.

Ma non è finita qui!

Mancano ancora 10 maledettissimi, fottutissimi ma indimenticabili metri sulla sabbia per andare a toccare l’acqua di quel mare che l’anno scorso ho solo visto.

Barcollo, ma non cedo!

La medaglia al collo, ma il mio viaggio di corsa continua!

Dopo 41 ore e 8 minuti, alle 3 del mattino di lunedì 30 aprile un’onda mi travolge fino alle ginocchia, come se il mare mi volesse risparmiare la fatica di inchinarmi a toccare l’acqua.

Il viaggio è finito, sto benissimo e mi godo le emozioni provate!

Quando il grande Giacomo mi mette la medaglia al collo, tra applausi e complimenti, come se avessi vinto.

Ringrazio tutti i ragazzi dell’organizzazione e i miei assistenti, consapevole che WE ARE ULTRA!!!

Questa esperienza rimarrà per sempre scolpita in me, e sarà unica ed irripetibile, anche se dovessi rifarla. A chi dice che siamo matti a correre per 10, 20, 30, 40 o più ore, in strada o in natura dico “meglio così” perché la normalità è per tutti mentre questo è per quei pochi che sognano, osano e lavorano duro per andare oltre…

e continueremo a farlo!!

Autore:

Moreno "velociraptor" Nadal