Alpago Ultratrail 50Km, il viaggio di Barbara

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Sintesi   

Informazioni
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Lf Hiker | E.Pointal contributor

Ultra ecotrail 50km Alpago 2018   

Profilo

50 100 150 200 5 10 15 Distanza (km) Altitudine (m)
No data elevation
Nome: Non disponibile
Distanza: Non disponibile
Altitudine minima: Non disponibile
Altitudine massima: Non disponibile
Salita D+: Non disponibile
Discesa D-: Non disponibile
Durata: Non disponibile

Descrizione

Ultra ecotrail 50km Alpago 2018

Ultra ecotrail 50km Alpago 2018

Un in bocca al lupo ai compagni e si parte!

Domenica 27 maggio 2018 ho partecipato all’ecotrail dell’Alpago, 50 km 3.100 D+. Partenza da Farra d’Alpago con splendida vista sul Lago di S. Croce. Eccomi qui, alle sette della mattina, giornata discreta, poche nuvole, ma già calda; si attende acquazzone e temporale nel pomeriggio, tanto per rendere le cose un po’ più interessanti. Ma cerco di non pensarci, altrimenti che runner sarei?

Cerco di smorzare le farfalle allo stomaco scherzando un po’ con i miei compagni di gara e squadra della Scuola di Maratona: Silvia, Massimo, Mauro, Enrico, Marco, Luca e Ivan, il nostro presidente. Un bacio a mio marito che questa volta purtroppo non corre con me perché bloccato per problemi alla schiena. So che sarà all’arrivo ad aspettarmi.

Finalmente lo speaker dà il via. Si parte. Un “in bocca al lupo” ai compagni, le farfalle allo stomaco si placano, le gambe cominciano a girare e seguo la scia degli atleti.

Mantengo il ritmo, almeno fino all’inizio della salita, dopo di che so che comincerò a soffrire. Voi vi chiederete… ma perché questa qui fa trail con salite pazzesche se soffre le salite già da subito? Già, io non sono una runner che in salita prende il ritmo, girano le gambe e si sente in pace con l’ambiente e la natura. La soffro da morire.

Di solito le prime ore i miei pensieri sono “ma chi me lo ha fatto fare”; “mi ritiro al prossimo ristoro”; “devo cancellare la prossima iscrizione al trail”; “non ce la posso fare”; “mai più!”.

Mille pensieri mi attraversano la mente; comincio a sudare come non mai, ma non per il caldo, anche se non mancava, ma per lo sforzo che sto facendo. Il cuore è impazzito; non riesco a respirare bene. Spero sempre che non mi venga un infarto lungo il sentiero, altrimenti sono spacciata, non c’è nessuno per rianimarmi.

Partenza dell'ultra dell'Alpago

Il tempo scorre, i chilometri passano e il dislivello aumenta.

Vado avanti pian pianino e i chilometri passano. Arrivo al primo ristoro, accolta da gente cordiale e da una fresca anguria. Penso “fin qui sono arrivata, vediamo se riesco ad arrivare al prossimo ristoro”, sì, perché la mia caparbietà di sardo-altoatesina, nonché Leone ascendente Leone, mi portano a non mollare mai. Non si scherza mica con questi incroci!

Così proseguo. Un grazie e un bel sorriso ai volontari che se lo meritano per quel che fanno. Si sale fino al rifugio Dolada. Altro ristoro con una gentile ragazza che mi offre torte e anguria. In cuor mio sono contenta perché so che ora c’è un po’ di discesa e le gambe possono respirare. I pensieri negativi verso i trail a questo punto si sono placati e riesco a godermi il percorso di sali e scendi riuscendo a fare anche qualche chiacchiera con altri runner.

Il tempo scorre, i chilometri passano e il dislivello aumenta, ma comincio a non soffrire più tanto. Mi sono divertita anche a fare il tratto del troi delle fede con sali e scendi su pietraia e vista mozzafiato sulla valle sottostante. Tanti incontri, tanta gente lungo il percorso, lì apposta per indicarti la giusta via. Sempre con il sorriso ad incitarti “vai, vai, sei brava!”. Ringrazio, ma so che la parte più dura deve ancora arrivare; la salita al rifugio Semenza.

Prima del ristoro, lungo il sentiero, incontro Andrea, che sta’ facendo una sgambatina del percorso al contrario. Bello incontrare una faccia amica che ti dà coraggio e ti sprona. Una foto di rito, due dritte su come prendere il percorso e letteralmente mi spinge ad andare avanti “vai Barbara vai e stai serena”. Sì, facile a dirsi, penso, sapendo ciò che mi aspetta, però un po’ di coraggio me lo ha dato e così continuo a salire.

Altro ristoro con birra, gentilmente rifiutata (purtroppo). Km 27; me ne mancano 5 circa per arrivare al rifugio Semenza, solo 5 km, ma sono stati durissimi, davvero duri, tra nevai e salite tra i pini mughi. Difficile e impegnativo. Un vertical a tutti gli effetti!

L’arrivo e il corridoio dei compagni di squadra!

Sudo e arranco. C’è Marco ora con me che mi dà coraggio. Poi incontriamo i volontari durante questa salita e penso “cavolo, questi stanno fermi qui chissà per quante ore ancora ad aspettarci, ad assicurarsi che non ci facciamo male”, fa pure un po’ freddino quassù, 2000 mt di altitudine, mica poco. Almeno io se mi muovo, fra due/tre ore sono all’arrivo. Così via, si sale e finalmente scollino al rifugio.

Altro ristoro, ma faccio veloce, un bicchiere d’acqua e via, voglio scendere. Ho le gambe dure e so che la prima parte di discesa è molto tecnica e bisogna fare attenzione a non farsi male: alla mia età basta poco e poi non recupero più.

Arrivo alla Palantina e qui trovo Guglielmo che mi viene incontro con le sue infradito incitandomi e dicendomi che ero ancora ben pettinata, mah! Non so se fosse un complimento, ma non avevo voglia di approfondire.

Continuo a scendere per quel che, a mio parere, era il più bel tratto di sentiero di questo trail. Alberi, terreno morbido, silenzio.

Bellissimo. Ho corso questi ultimi 17 km tutti d’un fiato tra salite e discese, scorci di paesi e cascate, senza quasi mai camminare e prendendo anche l’atteso acquazzone.

Finalmente l’arrivo, sentire che ce l’hai fatta, che anche questa volta hai superato te stessa!

Bellissimo ed inaspettato l’arrivo con i compagni di squadra della Scuola di Maratona e non, ad attenderti, che dopo aver passato la notte a tifare e a supportare gli amici impegnati al “Passatore”, sono arrivati in Alpago ad aspettarci all’arrivo con un tifo da togliere il fiato. Mi avete fatto emozionare, orgogliosa di voi, della mia squadra, di far parte di questo pazzo mondo del trail che tira fuori il meglio da ognuno di noi.

Ecco perché non cancellerò l’iscrizione al prossimo trail. Sarò lì a soffrire di nuovo,

perché ne vale la pena!

l'arrivo al traguardo
Autrice:

Barbara Salis