Gran Raid delle Prealpi, quella lunga linea sottile.

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L’inizio di un nuovo viaggio.

È stata attesa.

Sì, perché esiste anche questo per un trail runner. Ci si allena, ci si programma, si cerca di incastrare tutto per arrivare ad un appuntamento che ha una valenza diversa.

I pensieri vanno a tanti momenti trascorsi un anno fa, dove i miei passi hanno vagato per ore sotto acqua, nebbia, temporale, vento e freddo. Tutto difficile da dimenticare perché è stato vissuto troppo intensamente, ma ora non voglio confondere nulla.

Sarà un’altra storia. Un nuovo viaggio.

Mi sento pronta, ho voglia di andare, ormai lo zaino è sistemato, mi basta solo dormire un po’. La sveglia è all’una di notte. La partenza alle quattro di notte. Recupero due amici e si va. Segusino ci aspetta, assieme a tutti i nostri compagni di questa bella avventura. Sono momenti di attesa intensi, veli di tensione coprono il volto di chi c’era.

Al via avevo il vuoto, in tutto. Sapevo cosa dovevo fare, ma non volevo mettermi fretta o preoccupazioni varie.

Pettorale Lara Bailo al Gran Raid delle Prealpi

Il mondo dorme ancora.

Si parte….

È buio, tutti con la lampada frontale ad illuminare quel piccolo spazio davanti a noi per non inciampare nel percorso. C’è silenzio assoluto. Il mondo dorme ancora.

Passo Stramare, un borgo di case che, in pochi istanti di magia, attraversi di corsa. Arrivo a Milies, la notte mi concilia, addolcisce i miei passi e soprattutto ascolto di più le mie sensazioni. Ma ben presto l’oscurità inizia a dar spazio ai primi cenni del giorno che nasce.

Quando meno me lo aspetto sento che la natura si sveglia, odoro profumi, ma è il canto degli uccelli che mi sbalordisce, da quanto intenso lo sento. Tutto questo mi fa compagnia e senza accorgermene salgo il primo tratto che mi porta in quota da dove, poi, inizia per me il meraviglioso attraversamento delle Prealpi Trevigiane. Nel frattempo, conosco Guglielmo.

C’è tanto vento in Barberia, fa freddo, ma non posso non guardarmi attorno nello splendore dell’alba, sebbene il sole sia nascosto da qualche nuvola. In lontananza Malga Mariech, primo ristoro.

Le mani sono ghiacciate, non mi fermo molto, il mio volto si gira verso est. I miei occhi vedono l’orizzonte da raggiungere, la mia testa ha solo voglia di vivere quello che in realtà nemmeno sa cosa potrà essere. 

Adesso inizia il bello, a cavallo dei miei passi prendo quel sentiero che ancora vedo e niente altro più mi ferma.

Vivo momenti passati, in un presente diverso, la gioia di sentirmi lì, sola, in un sentiero e l’immensità sotto di me non ha eguali.

Il mio cervello è sintonizzato. Ho trovato la mia onda, mi ascolto tanto.

Lara Bailo alla partenza

Sono leggera, e corro felice.

Finalmente il Gran Raid mi regala un giorno in cui posso vedere dove metto i piedi: paesaggi, malghe, strade, montagne da un lato, la pianura e il mare dall’altro. Il cielo e le sue nuvole vaganti offrono immagini e colori che mutano in ogni istante. Il lago di Revine ad un certo momento aveva i raggi del sole che sembrava si tuffassero nelle sue acque.

Il percorso è cambiato rispetto l’anno scorso. Un incanto attraversare questi luoghi nuovi; i sentieri, non sempre molto facili, ma che mi portano ad una corsa quasi da sembrare di volare, tanto sono belli.

Sono leggera, sto proprio bene. Sono proprio felice. E così volevo rimanere, consapevole che mi sarei scontrata con me e con le emozioni che tale viaggio mi porta a vivere.

Intanto vado, su e giù, cime e cimette, a volte sto con qualcuno, scambi di parole, osservo, mi fermo, fotografo. Passo Praderadego, c’è Lorenzo, uno della squadra, che ci aspetta. Via, su al Col del Moi, una bellissima salita nel bosco, la croce in cima, una foto, un giro a 360 gradi e, il mondo, continua ad essere sotto di me.

È meraviglioso.

Finalmente tutta la zona del Crodon del Gevero riesco renderla reale, viva, senza nebbia. Fa caldo, bevo quattro bicchieri di acqua in tre secondi in un piccolo ristoro liquidi assai gradito; poi giù, verso Passo San Boldo. Qui mi fermo un po’ di più, mangio bene e mi tolgo anche le mie scarpette, qualche sassolino mi dava fastidio.

Davanti a me ancora tanta strada, bisognava non perdere la testa.

Sento le campane, sento un suono di festa.

Con calma riparto, un po’ noioso il tratto di cemento ma altro non si poteva fare. Lì, la mia massa grigia ha elaborato mille cose, forse troppe, ma correre per me è anche questo.

Finalmente fuori, finalmente ancora sentieri e panorami, mentre oltrepasso il Cimone. Non sono mai mancate delle belle verticali strappa muscolo. Al polso, il mio orologio segna solo il trascorrere del tempo; mezzogiorno è passato.

Ricordo che stavo attraversando un sentiero un po’ esposto e in lontananza ho sentito le campane del paese giù a fondo valle suonare. Un brivido di gioia, sembrava un suono di festa apposta per noi che, lassù in alto, quasi vicino al cielo, stavamo passando!

E poi ditemi, che la corsa porta solo fatica!

Un passo dopo l’altro vado avanti, spesso da sola, come volevo. 

Incontro tanta gente che cammina, gruppi, famiglie, bikers; i volontari sempre attenti. “Ciao… tutto ok… stai bene… hai bisogno di qualcosa…”. Anche: “Vuoi un caffè” da un tenero signore. E sempre: “Vai… brava… go…”; parole che ho sentito e che facevano tanto piacere. Intanto saluto Pian delle Femene, arrivo al ristoro Sonego -Frare.

Inizio a sentire un po’ di stanchezza; così, pensando ai miei figli, mi mangio un bel Mars. Incontro due coppie di anziani che simpaticamente mi chiedono se voglio fermarmi e prendere qualcosa con loro. Mi mettono tenerezza, ringrazio, riferisco che è tutto ok e che avevo il ristoro a cinque minuti.

Qui non posso non ricordare l’anno precedente, tutti alla ricerca di riparo da acqua, vento e pioggia, per non parlare di forcella Zoppei: il telo bianco del ristoro che rimbalzava ovunque, tanta era l’intensità del vento.

Sulla sottile linea del Gran Raid delle Prealpi

Vedo il rifugio sul Visentin, sembra un miraggio!

Sembra strano ma a volte davvero mi chiedo se fossi passata per lo stesso luogo!

Domande, risposte, dubbi che mi accompagnano mentre pian piano mi avvicino a quella che sarà l’ultima salita che mi condurrà al Visentin, il punto più alto. È dura salire, ho sempre tanta sete, salgo dalle 13:38 alle 14:23 e fa caldo.

Faccio passi molto lenti mentre con la testa ripenso nuovamente all’anno prima, lì negli stessi punti, e a come cambiano le cose. Ogni tanto sorrido, alzo lo sguardo, vedo il rifugio: un miraggio! Ma ci arrivo, con una gran botta di sonno; però ci sono.

Al ristoro mi chiedono se sto bene, riferisco di sì, solo stanca e assonnata. Mi dicono che sono quarta; sapevo di avere Mariangela appena dietro, e la cosa non mi disturbava affatto.

Uno due tre bicchieri di té… Non mangio, sinceramente il pensiero del cibo non mi tocca. Così mi volto e i miei occhi, stavolta, osservano verso ovest. Mi sale il groppo in gola, lo stomaco si chiude del tutto, alcune lacrime scendono.

Avevo attraversato quella lunga linea sottile che ogni giorno vedo da casa. Dovevo solo scendere. Ero lì, e tutto sommato stavo bene. In silenzio dico grazie al cielo e riparto, stavolta con Mariangela che nel frattempo è arrivata.

Col Visentin al Gran Raid delle Prealpi

Decidiamo di arrivare assieme: l’abbraccio all’arrivo!

È stato difficile dover lasciare il Visentin, quasi mi dispiaceva sapere che ormai era finita. La compagna mi chiede qualcosa; io non rispondo ma piango ancora, tanta, troppa l’emozione che provo. Osservo tutto intorno a me, laggiù il bel Alpago poi ancora la Piana del Cansiglio, Pian Cavallo e sotto di me a sinistra il lago di Santa Croce con dei colori sfumati dal verde al blu, mentre a destra c’è il Lago Morto, punto d’arrivo.

Accenno qualche parola con Mariangela, mi scarico un po’ e, alla fine, prendiamo la decisione di arrivare assieme.

E così è stato.

Dopo una discesa devastante a piombo e il giro del lago, dopo 12 ore 01 minuti arriviamo al traguardo.

Un istante. Un momento che vale quasi zero in confronto al resto.
Non c’è il tempo per rendersi conto. Troppo breve l’attimo.
Abbraccio Mariangela, ci diciamo grazie, mentre mi infilano la medaglia da finisher!

È gloria.

Stefania e Oana mi attendono, le abbraccio, io non mi capisco, sono stupita, sono felice, sono ME STESSA di nuovo IO, con quel sentimento di forte passione.

Una gara?

No, una consapevolezza.

La mia forza, il mio star bene così!

Sempre… “io e le mie scarpette”.

Lara e Mariangela all'arrivo del Gran Raid
Autrice:

Lara Bailo