Gran Raid delle Prealpi, ovvero il mio calvario sul Col Visentin

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Sintesi   

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Lf Hiker | E.Pointal contributor

Gran Raid delle Prealpi 2018 >>   

Profilo

50 100 150 200 5 10 15 Distanza (km) Altitudine (m)
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Discesa D-: Non disponibile
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Descrizione

Gran Raid delle Prealpi 2018

Gran Raid delle Prealpi 2018

Era una notte buia e tempestata di stelle!

Gran Raid delle Prealpi Trevigiane: 72 km (secondo me 74); 4600 d+ (secondo me di più).

Era una notte buia e tempestosa… e invece no, era una notte buia e tempestata di stelle!

Avevo intuito già al pomeriggio, salendo sul pullman che dalla zona arrivo dei Laghetti Blu di Fadalto Bassa ci avrebbe portato alla partenza di Segusino, che l’indomani non sarebbe stata una passeggiata.

Avevo il tremendo dubbio di essermi lasciata prendere la mano, in un momento di follia che mi aveva portata ad iscrivermi ad una vera ultra, la mia prima ultra. La mia prima vera follia.

Ormai ero lì e non potevo certo tirarmi indietro.

La mia avventura nel Trail è iniziata in luglio dell’anno scorso, quindi sono alle prime armi ed anche per questo accompagnata da un entusiasmo adolescenziale.

Fino ad ora non mi sono mai ritirata, mi son sempre presentata alla partenza, per quel che vale. E son sempre arrivata in finish line prima che spengano le luci e che finisca la birra!

Al ritiro pettorali scopro, con mia grande gioia, che l’iniziativa solidale “Corro Con Te” mi assegna il pettorale di Matteo dell’ANFASS: Lui mi accompagnerà in questo viaggio e io cercherò di farlo arrivare al traguardo insieme alle mie treccine. Questo mi rende felice, motivo ulteriore di orgoglio in qualità di insegnante di sostegno. Matteo è subito speciale per me e porta alla memoria la bellissima esperienza vissuta quest’anno alla maratona di Roma in modalità spingitrice.

Mi infilo nel mio mitico pigiamone, cercando di riposare.

Ci sistemiamo per dormire non prima di aver consumato una lauta cena in allegra compagnia. Pare strano, ma fare amicizia non mi risulta difficile e se trovi persone fantastiche come Silvia Quaggia diventa veramente un gioco da ragazzi. Le risate non mancano per gli aneddoti che ci raccontiamo, scorci di vita che condividiamo con una naturalezza quasi imbarazzante.

Mi infilo nel mio mitico pigiamone, una tutona intera color aragosta, e inizio a passare in rassegna il materiale obbligatorio da portare, scartando e rimettendo, provando e riprovando innumerevoli cose: manica lunga o corta? Barrette o gel, grana mono dose o marmellatine? Frutta secca o integratori? Una o due borracce? Antipioggia pesante o leggero? Pantalone lungo e manicotti, pantalone corto e maglia lunga?

Alla fine mi metto l’animo in pace e provo a riposare, almeno un paio d’ore.

Dormire in palestra: un’esperienza quasi mistica, non mancano i concerti e gli assoli, il traffico notturno a cui non sono abituata.

La sveglia non serve perché il variegato mondo degli ultra runner ha tempi quanto mai strampalati per me. Alle 2 iniziano ad agitarsi con rituali molto personali e a volte bizzarri. Qualcuno ha anche il fornellino per farsi il tè! C’è chi fa stretching, chi esercizi, chi dorme ancora.

Alle 2:30 arrivano anche tutti gli altri concorrenti con il pullman e iniziano i preparativi.

Io e Silvia, che già ringrazio altrimenti me lo scordo, andiamo a far colazione ad un’ora in cui altri bevono ancora birra. Ce la ridiamo di gusto e qui commetto la prima imprudenza: caffè. Va beh se sono scarsa che mi importa di un po’ di difficoltà intestinali?

Infine ci avviciniamo al momento così atteso. Sentire il tuo nome pronunciato al microfono come i Top Runners è da brividi: “Andate a scrivere questa pagina bianca, rischiarate la notte, siete nella storia!” wow…, Alexander Geronazzo come motivatore e speaker alle 4 del mattino non ha rivali; le mie treccine ringraziano!

Io e Silvia ci salutiamo augurandoci che il lupo ci porti sane e salve all’arrivo. So che non posso fare gara con lei: è una veramente tosta.

Ester Zocche alla partenza del Gran Raid delle Prealpi del 2018

Non posso solo correre e solo guardarmi le scarpe.

“3, 2, 1, Partiti!”

Circa 200 frontali, un serpentone di lucine che rischiarano il buio di questa notte stellata.

Non ho mai corso di notte e devo dire di essere emozionata, una sensazione di mistero e magia mi pervade e inaspettatamente mi zittisco. Intorno a me molti chiacchierano e si raccontano. Io ascolto i suoni della natura, il richiamo di qualche animale notturno, il fruscio delle foglie, e quando la notte inizia a lasciare posto al giorno, gli uccelli cantano felici.

Questa lunga avventura mi porterà ad attraversare luoghi bellissimi, a ritornare alla croce del Gevero che già lo scorso novembre mi aveva fatto penare, a riempirmi gli occhi di panorami mozzafiato, che proprio mi ci hanno lasciato letteralmente senza!

Il col del Moi e Monte Cimone e la cima Crep dove posso ammirare lo spettacolo della natura seduta su una panchina provvidenziale.

A parte qualche fastidio di stomaco (leggi “difficoltà basso-intestinali”) sto benone; l’obiettivo è rimanere dentro ai cancelli orari e fino ad ora ci riesco. Qualche discesa più impegnativa, ma proprio bella e come piacciono a me, a passo San Boldo arrivo prima di quel che pensavo.

I chilometri cominciano ad essere tanti alle spalle, ma la strada è ancora lunga.

Accarezzo pure un magnifico esemplare di cavallo da lavoro, uno stallone nero, possente, con una criniera lunghissima. Mi soffermo a coccolare tre bellissime cucciole di Setter inglese; rispondo divertita a questa famigliola in passeggiata che mi chiede stranita che cosa ci faccio di corsa lì in giro. Questo è il mio modo, non posso solo correre e solo guardarmi le scarpe, devo alzare lo sguardo e lasciare che spazi intorno, sentire le energie che fluiscono, la gioia che incalza.

Io ed il mio compagno di gara Matteo continuiamo imperterriti a salire. Nonostante le numerose interruzioni causa fiato corto, proseguiamo e ad ogni ristoro incontriamo facce sorridenti, parole di incoraggiamento, applausi e al ristoro ultimo di ‘borgo Caloniche di Sotto’ un tifo da stadio.

Il tramonto sul Gran Raid delle Prealpi

Il cuore leggero sorride, gli occhi umidi di gioia.

L’incontro, chiave di volta di questa mia avventura, avviene a Casera Sonego (Km 50) dove arrivo da sola viste le defezioni di alcuni compagni di sventura. Tempo di un sorso d’acqua e un po’ di the e arrivano gli “angeli-scopa”: Davide, Andrea S. e Andrea P.; significa solo una cosa: sono l’ultima pazza in corsa.

Non mi abbatto, anzi sapere di aver compagnia mi fa sentire serena e tranquilla. Sì, perché passata Forcella Zoppei, inizierà il mio calvario, il mio personale Golgota, l’avvicinamento e poi la salita infinita del Col Visentin (km 60).

Loro sono sempre lì, silenziosi e discreti, incoraggianti e allegri, non lasciandomi dubitare mai che ci sarei riuscita, che sarei riuscita a dare il cinque ad Alex Geronazzo: io, Matteo e le mie treccine!

Ad un certo punto però mi assale lo sconforto, la nausea ha il sopravvento e mi fa piegare in due, chiedo ai miei ‘angeli’ con un cenno di lasciarmi sola, i famosi disturbi basso-intestinali ritornano a farsi sentire e reclamano la mia attenzione.

Penso a Matteo e mi faccio coraggio, non voglio cedere, voglio arrivare, ci sono così vicina.

L’arrivo al ristoro in cima al Visentin è così appagante, così bello, così condiviso che sazia l’anima, riempie il cuore. Gli occhi luccicano alla vista di un panorama indescrivibile. Mi cambio e ciò mi ritempra e il brindisi con i miei angeli, la foto ricordo è una logica conseguenza!

Ora ne ho la certezza: arriverò alla finish line e con me porterò Matteo, treccine ammutoliscono.
Dalle creste si sente la voce graffiante di Alex e ad un certo punto sembra mi stia chiamando.

Il cuore leggero sorride, gli occhi umidi di gioia. Gli ultimi chilometri sono una corsa insieme al vento, verso un traguardo che ho voluto resistendo alla fatica e mettendo un passo dopo l’altro con una caparbietà ritrovata.

Il giro del lago con la frontale a rischiarare i miei passi, mi rimanda a 17h prima, stesso buio, stessa voce incoraggiante che urla il mio nome a cui faccio dire che non sono sola: anche Matteo c’è, sì perché nei momenti di sconforto è stata la mia forza, il pensiero fisso, dover onorare questo impegno.

Matteo è stata la mia resilienza!

Gioia, commozione, felicità, sono stata più cocciuta di quel che pensavo.

Arrivano anche i miei angeli.

Rispetto tanto.

Grazie.

Auguro corse libere e libertà di cuore

Autrice:

Ester Zocche