Oltre l’ultra: i miei 110km dell’Istria

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Sintesi   

Informazioni
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Lf Hiker | E.Pointal contributor

Ultratrail Istria 2018>>   

Profilo

50 100 150 200 5 10 15 Distanza (km) Altitudine (m)
No data elevation
Nome: Non disponibile
Distanza: Non disponibile
Altitudine minima: Non disponibile
Altitudine massima: Non disponibile
Salita D+: Non disponibile
Discesa D-: Non disponibile
Durata: Non disponibile

Descrizione

110 km in Istria – 2018

Partecipazione nel 2018 all’ultratrail dell’Istria: 110 km di viaggio

I 110km dell’Istria: il mio più lungo viaggio da ultratrail runner.

Le porte si chiudono, la corriera parte. Qualche minuto e l’autista spegne le luci, per permettere, a chi ci riesce, di dormire prima dell’arrivo a Lovran. Prima della partenza.

A poco a poco il brusio cala, le voci si abbassano. La mia prima gara oltre i 100 kilometri, in realtà la mia prima gara oltre i 70. 110km, la Blu.

Qui in Istria, alla 100 Miles Of Istria, una gara dell’Ultra Trail World Tour. Sono emozionato e preoccupato insieme, la determinazione di arrivare al traguardo e la paura di un ritiro, perché negli ultimi mesi l’allenamento è stato carente.

Parlo piano con Guido, il mio compagno di viaggio, di gare passate e future. Di strategia: né io né lui abbiamo nelle gambe quei chilometri, e tanto meno tutte le ore che serviranno per raggiungere Umago.

Decidiamo di fare la gara insieme, con un passo che ci permetta di non cedere. Questa è l’idea. Sappiamo che Vanni e Guglielmo, arrivati con noi dall’Italia, sono fisicamente e mentalmente più preparati: loro andranno, noi facciamo squadra.

Obiettivo Umago, un km alla volta

Alle 23 circa arriviamo a Lovran: la partenza è in riva al mare, musica alta da subito per svegliarci. La temperatura è buona, non fa né caldo né freddo, si sta bene. C’è allegria, tante foto, tanti ricordi che finiscono nei cellulari.  Incontriamo due ragazzi dalla Nuova Zelanda: lei si rivelerà essere davvero forte.

È mezzanotte, si parte, e si parte subito in salita: pochi kilometri ci separano dal punto più alto del percorso, il monte Ucka, quasi 1.400mt di quota. Da fare tutti, perché partiamo dal mare.

In poco tempo il chiacchiericcio si spegne, si sentono solo i respiri e il rumore delle punte dei bastoncini sulla roccia.

Vecchi scalini, sentieri, muretti a secco di un’altra epoca, e si sale nel buio. Bosco, neve, fango.

Quando il bosco si apre, davanti a me ho la salita nuda alla sommità del monte, piena di frontali che salgono a zig zag, sotto il cielo stellato. Mi fermo a guardare un attimo, me lo ricordo ancora. Stupendo.

La prima notte, seguendo lo zig zag delle frontali

Il primo ristoro arriva presto, e lo lasciamo in fretta, mentre il gruppo si allunga e in breve tempo rimaniamo quasi soli, io e Guido. La luna appena sorta ci accompagna per le strade sterrate dell’Istria interna, più selvaggia e desolata, e man mano che passano le ore arriva l’alba.

Mi coglie in cima a una collina, dove lo sguardo può spaziare a 360 gradi. 2 foto e via, perché fa freddo. Arrivati a una decina di chilometri da Buzet, base vita di metà percorso, lascio indietro Guido su una discesa impervia, i miei piedi me lo permettono. Guido arriverà a Buzet 10 minuti dopo di me. E proprio a Buzet ci prendiamo il giusto tempo di riposo.

Arriviamo alle 12.00, con 2 ore sul cancello orario: stiamo bene, le sensazioni sono buone. Ci togliamo un po’ di polvere di dosso, ci cambiamo e mangiamo: una pasta ‘alla bolognese’ che di bolognese non ha proprio niente, ma va bene così, è quasi buona.

Sono contento per il mio stomaco: nelle gare lunghe mi dà sempre problemi, ma oggi no.
Abbiamo trovato il giusto ritmo per fare tanta strada.

Sto bene, voglio arrivare in fondo!

Ripartiamo: prima asfalto, e poi torniamo nel verde delle colline. Il percorso ci riserva anche il piacere di un guado da fare scalzi, goduria per i piedi bollenti e stanchi.

Guido sta soffrendo, più volte paventa un ritiro al ristoro successivo ma cerco di convincerlo ad andare avanti. All’80° chilometro arriviamo a Oprtalj, dove troviamo Vanni che si è ritirato, in attesa della navetta: la sua volontà stavolta ha ceduto. Non ci voleva, e anche Guido si ferma.

Io sto bene, sono deciso ad arrivare a Umago anche con i gomiti e le ginocchia, li saluto e continuo il mio viaggio da solo.

Verso le 21 inizio a sentire la vera stanchezza: sono in pianura, nei campi verso Umago, tra i canali. Nessuna luce, nessun punto di riferimento. Appena chiudo gli occhi inizio a sognare, e li riapro di colpo. Il mio andare diventa a tratti a zig zag.

Ma devo arrivare. Voglio finire i 110km dell’Istria.

Tutti gli amici che corrono le ultra mi raccontano di fantomatiche ‘visioni’ che arrivano nella seconda notte di gara, dovute al sonno e alla stanchezza fisica accumulata. E ora le vedo anche io.

La frontale illumina il sentiero di terra battuta dove cammino, i fili d’erba bagnati di rugiada disegnano ombre.
I miei occhi vedono un’infinità di volti, di bambini, adulti, anziani. Uomini e donne sorridenti e tristi, volti cattivi e maligni, volti solari e belli. Mi fermo, li ammiro, sono proprio belli.

Mi piacciono le mie visioni!

Umago, un kilometro dopo l’altro ci sono arrivato!

Alle 01:00 di domenica passo il traguardo, con la testa che ormai non capisce più nulla. So solo che sono felice. Sono talmente rinco che mi accompagnano a prendere la sacca, perché altrimenti da solo non trovo la strada (40mt).

Mauro viene a prendermi in macchina e mi porta in hotel, dove vado a dormire dopo una doccia di 30 minuti.

Mattina dopo: colazione che è più un pranzo, compreso di caffè finale, con questo pensiero: il prossimo anno farò la 100 miglia.

Adoro il Trail Running!

Autore:

Luca Campo Dall'Orto