La mia Abbots Way

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Quello che cerco, oggi, è la solitudine.

L’Abbots way è un lungo itinerario che veniva usato una volta dagli abati che partivano da Pavia per raggiungere Roma.

Oltre agli abati, di qua passavano anche pellegrini, briganti, contrabbandieri e a volte anche gli eserciti. La partenza del trail è a Bobbio e dopo 125 km, superando un dislivello positivo di 5.500 metri, si arriva a Pontremoli.

Il periodo per me non è dei migliori, molti pensieri per problemi familiari mi rincorrono anche qua, ma mi impongo di non pensarci e di godermi questo lunga avventura. Con me alla partenza ci sono anche i miei compagni di avventura Mauro, Luca e Guglielmo.

Sono le 7, si attraversa il Ponte Gobbo dando così inizio a questo lungo viaggio… reale o immaginario, ancora non so. Si sale verso la Sella dei Generali, un passo situato a circa 1200 mt., si incontrano dei piccoli borghi, dei resti di strutture medievali e lo sguardo spazia sugli splendidi scorci delle vallate sottostanti.

L’incontro e le chiacchiere con altri runners è sempre piacevole ma quello che cerco è la solitudine, ho voglia di scoprire questi territori, ho bisogno di sparire in questi boschi senza che il mondo, almeno oggi, abbia bisogno di me.

La partenza dell'Abbots Way

L’alba è spuntata e scelgo di essere sola.

Sto bene, macino km con un entusiasmo che non provavo da tempo e le ore passano più veloci del previsto, sarà merito del susseguirsi di boschi, alture, prati. Mi accorgo che il sole sta per tramontare, decido così che per “percorrere” la notte è meglio che mi trovi un compagno di viaggio.

Ad un ristoro parto insieme ad un altro runner che avevo già incrociato prima e che ha più o meno il mio stesso passo. Al contrario di me si dimostra subito un gran chiacchierone, si chiama Sandro, abita a Piacenza ed è un “senatore”, ossia ha partecipato a tutte le edizioni dell’Abbots.

“Non poteva capitarmi di meglio” penso. Infatti, visto che i sentieri li conosce benissimo, posso correre in assoluta tranquillità senza pensare alle fettucce da seguire.

Adoro correre di notte: sentire che il bosco pian piano si spegne e l’aria fresca accarezzarmi la pelle. Il faretto illumina il sentiero davanti a me, ma i miei occhi sono spalancati per cercar di vedere quello che l’oscurità cela. I nostri passi si fanno silenziosi, le nostre voci diventano dei bisbigli, tutto per non disturbare, per cercar di essere un tutt’uno con questo ambiente.

Realizzo che ce l’avrei fatta solo quando mi mancano una decina di km all’arrivo e un nodo mi sale alla gola. L’alba è già spuntata e io, per scelta, sono di nuovo sola, voglio che questo lungo viaggio che va al di là degli Appennini, al di là del giorno, oltre la notte, verso l’alba di un nuovo dì, termini in solitudine per godermi il momento in cui un viaggio, che pensavo immaginario, si trasforma in un traguardo.

Non c’è emozione più grande!

Autrice:

Pierina Zanette