L’ultra delle Due Rocche: sempre più trail

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Obiettivo Due Rocche: portarla a casa!

Il 25 aprile 2018 scorso, memore della bellissima esperienza vissuta nel 2017 sulla distanza dei 21km, mi sono sfidato sulla mia prima Due Rocche sul percorso dei 48km e relativo dislivello positivo (+2300m).

Come preparazione, sulle gambe solo qualche uscita sul Montello e la partecipazione al trail del Patriarca del 8 aprile.

Quasi come fosse la Transcivetta, dal primo all’ultimo chilometro. Ho vissuto la gara in tutto il suo splendore e fatica in coppia con l’amico e compagno negli Aiino Runners, William Lombardo.

L’obiettivo principale di entrambi era di “portarla a casa” (e se possibile in modo dignitoso). Visto il caldo sahariano, i molti ritiri lungo il tracciato, un principio di crampi al 40esimo e i molti atleti letteralmente scoppiati a metà gara, direi che l’intento è stato pienamente raggiunto.

Ok, si parte! Emozione e adrenalina ci sono

Fatte le foto di rito a pochi minuti dallo start e sbrigate le pratiche di controllo dell’attrezzatura si parte con qualche minuto di ritardo rispetto alle 7:15 previste. Ma è talmente tanta la carica e l’emozione che nessuno dei presenti si lamenta.

Dopo i primi 2km di asfalto tra le via Cornuda, ecco che si inizia a salire in ordinata fila indiana con qualche sorpasso, dove possibile, fin su al Monte Sulder (punta più alta del tracciato). Da lì giù in picchiata fino al primo ristoro a Maser al 7imo chilometro.

Si riparte quindi con un saliscendi fino al primo cancello orario delle 10:30, ampiamente centrato, e i primi 20 chilometri scivolano via che manco me ne accorgo. Poi via fino alla rocca di Asolo, purtroppo chiusa per lavori di ristrutturazione, e successivi saliscendi fino al 30imo. Saliscendi che iniziano a farsi sentire sulle gambe, ma non sul morale che resta sempre altissimo!

Il viaggio di corsa, con tanti compagni

Il paesaggio e il tracciato (perfetto il secondo dall’inizio alla fine, un plauso agli organizzatori) si fanno via via sempre più affascinanti. Si corre, e molto nelle discese, si fatica non poco nelle salite e si chiacchiera con tutti di attrezzatura, scarpe indossate, gare da provare e della birra a fiumi che ci attende all’arrivo. Si parla anche di altro, ma non entro nei dettagli. 😉

Giunto finalmente al 30imo chilometro, per un istante mi domando come riuscirò ad affrontare i successivi 18 e la risposta è tanto semplice quanto ovvia: un passo alla volta, chilometro dopo chilometro.  E quindi via su (davvero su!) fino a Col De Spin ed eccomi arrivare anche al 38imo chilometro. Dai ne mancano solo 10 al traguardo delle Due Rocche, solo per dire!

Qui il Garmin, stremato (ma in verità ormai vecchio), mi abbandona. Io non mollo e continuo a procedere incessante verso il traguardo. Il cartello dei 7km è una visione e mi dà la forza per caricare anche il mio compagno d’avventura che sembra ormai in riserva.

L’ultimo sforzo, un passo alla volta

E allora breve pit stop e poi giù fino a località Biancospino che ci prepara all’ultimo vero picco della giornata, quello della Rocca con ristoro e siamo ormai a meno di 5 chilometri dal traguardo. La salita la sento tutta, così come l’aroma dell’aglio orsino che mi invade le narici.

Tempo di due sorsi di tiepida Coca Cola (praticamente una merda N.d.A.) e si affronta l’ultima discesa tra gradoni e sterrato che ci porta al passaggio forse meno affascinante di tutto il percorso, e vale a dire il vigneto Bedin. Ma poco importa perché ci aspettano gli ultimi 3 chilometri e quando dopo qualche minuto spunta il cartello ULTIMO KILOMETRO avrei gambe per farne altri venti.

L’arrivo è un’emozione unica, tra abbracci con l’amico e compagno di viaggio e i compagni di squadra (della 21 e della 48 che ci hanno preceduto di poco) che ci attendono all’arrivo e ci travolgono di abbracci e complimenti.

Lo ammetto, scaricata la tensione e ricevuto anche l’abbraccio da parte di Roberto Scandiuzzo, una lacrima m’è scesa … e non mi vergono a dirlo.

E vai di foto con amici, panini e birra. Ultra delle Due Rocche portata a casa! Una giornata fantastica, faticosa e intensa che ricorderò fin che vivrò.

E l’anno prossimo si replica con l’intento di migliorarsi!

Autore:

Emanuele Ferrabò