Perché? – La risposta al Trail delle Orchidee 2018

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Perché? La risposta è arrivata!

È da un po’ che non scrivo su questo portale, ed il motivo è profondo.

È la mancata risposta ad un Perché.

Varie avventure son trascorse in questi mesi. Tra belle uscite in compagnia e lunghi in solitaria.
Tutto andava per il meglio…

Sono un semplice appassionato di trail, non un agonista di punta. Eppure, quando ho un pettorale addosso, qualcosa in me cambia.

E quel qualcosa non ha funzionato.

Tre belle gare: Il Gran Raid delle Prealpi (la mia preferita), la Lavaredo Ultra Trail (appuntamento dell’anno) e la Trans d’Havet (quella dura). Tutte spettacolari e piene di aspettative. Mesi di allenamenti, cura dell’alimentazione, concentrazione…

E poi?

Un colpo di freddo e KO? Si, è successo anche questo, ma in verità, motivazioni più profonde hanno trasformato belle corse in sofferenza. Gare nelle quali non mi son divertito. Dove in più occasioni volevo fermarmi. Non tanto per la nausea o la stanchezza, ma perché non avevo più voglia. Non trovavo il senso di ciò che facevo.

E l’entusiasmo? Un vocabolo senza valore.

Perché sei qui? Perché stai facendo questo?

Dolore, sonno, nausea, sconforto… Perché?

Non è questo che cerco. Non è questo che la passione per la montagna e la corsa mi hanno dato.

Ma allora?

Penso che la competizione ti porti a mettere un pochino di pepe. Non solo in gara ma anche nella vita. Che tu voglia o no, tutto gira intorno all’idea di fare un qualcosa di meglio della scorsa volta. E qui c’è la fregatura. Si rischia di perdere il senso e la passione per ciò che fai.

Forse è diverso per i top runner. Per loro il podio ha un valore. Per me umile e mediocre atleta, che senso ha? Quindi: perché corro queste competizioni?

La risposta non l’ho trovata finché un gruppetto di amici e amiche m’hanno invitato al Trail delle Orchidee.

Appena una settimana dalla Trans d’Havet, con le gambe stanche dagli 80k x 5500D+, senza pensarci mi sono iscritto.

In me c’era solo la voglia di stare in compagnia e scoprire un territorio che non conoscevo. M’è venuta anche la pazza idea di provare a correre qualcosa di serio in sandali. Nessun pensiero agonistico. Nessuna aspettativa. Avevo in mente solo corsa e natura. In coscienza, sapevo che 47k x 3.000D+ non sono uno scherzo, ma… non c’ho pensato più di tanto e sono partito.

La sera prima una gran cena in compagnia e allegria. Al mattino salgo presto al passo Pura. L’aria è fresca, prendo il pettorale e mi metto tranquillo.

Poi i microfoni mi destano. All’ultimo, con i sandali già ai piedi e un cappellino da festa infilato nello zaino, mi butto nel gruppo e via.

Partiti!

Corro sereno e tranquillo. Rido e scherzo come faccio sempre, ma senza pensieri di cosa farò, senza aspettative. Anzi, ero pronto a fermarmi a metà con i piedi distrutti e invece… invece quel vocabolo che aveva perso significato, ha ritrovato il suo valore: ENTUSIASMO!!!

Corro, Salgo, Scendo. Sassi, Erba, Fango, una mucca impazzita che mi segue per kilometri. Chiacchiero, faccio foto. Mi godo i paesaggi, i sentieri nel bosco, le creste rocciose.

Spingo quando ne ho voglia e vado piano quando le mie gambe han bisogno di riprendersi.

Non ho mai sforzato, ho lasciato che il mio corpo andasse come voleva, come seguendo una corrente, un’energia che fluiva in me dal profondo della terra fino al cielo. Poco prima del traguardo mi metto il cappellino e corro.

Un paio di giorni dopo mi dicono che c’è una mia bella foto sul sito della corsa.

Vado a vedere e… solo li ho capito.

Non mi resi conto di quanto ero felice finché non ho visto quella foto.
Lì c’è tutto. C’è la risposta a quel Perché.

Ho ancora molto da imparare… e questo mi piace.

Cavallo Pazzo

Cavallo Pazzo al trail delle Orchidee
Autore:

Guglielmo "cavallo pazzo" Noè