The Abbots Way 2018, un viaggio dell’Io.

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Sulle tracce degli abati. E delle emozioni.

The Abbots Way, l’antica via degli abati, da Bobbio a Pontremoli 125Km x 5.500m D+.

Son passati diversi giorni dalla conclusione di questa avventura e ancora non comprendo le emozioni provate.

Premetto che amo la natura cruda e aspra, i sentieri sul fil di cresta e paesaggi dove lo sguardo può perdersi lontanoCercare questo sull’appennino tosco-emiliano, è difficile.

Ammetto, quindi, che il percorso in sé non mi ha suscitato quell’entusiasmo che di solito mi pervade quando corro un ultra. Ma chissà cos’altro sta lavorando in me, nel profondo del mio essere corridore?

Ripenso spesso alla bellissima partenza da Bobbio. Un pochino rustica e tranquilla. Dove si imbocca il famoso ponte gobbo di origine Romana. Altro che storia…

La torre medioevale che d’un tratto appare lungo la strada, attorniata da un bel prato fiorito. O le piccole località con quattro case, una fontana, due gatti e una vecchietta che zappa l’orto.

Queste infinite strade e stradine tra i colli, prati e qualche monterozzo, con tenui e sinuosi panorami.
Non una montagna che spicca sulle altre, non una valle con pareti a picco sul torrente.
Insomma, un altro ambiente, da comprendere, da scoprire, da assaporare col cuore aperto.

Molto bella la salita sul monte Lama, i prati e boschi di piccoli faggi.

Dentro la storia, come un pellegrino.

Dopo Bardi, una strana foresta incantata, dove dietro ogni curva avresti potuto incontrare una carovana di abati in pellegrinaggio.

Era un luogo particolare, come se le antiche querce sussurrassero ai viandanti le storie di secoli addietro. O forse era solo stanchezza: ma son contento di essermi goduto quel lungo tratto in solitaria.

I ristori autogestiti, uno diverso dall’altro. Specie quello degli Alpini, dove se non stai attento a cosa ti danno da mangiare e bere, rischi di fermarti li a far festa.

E, quasi sul finale, finalmente una bellissima cresta, invasa da inebrianti profumi mediterranei.

Peccato che fosse già notte. Ma ci tornerei volentieri di giorno per vedere fin dove può perdersi il mio curioso sguardo.

Ciao Abbots Way, chissà se il prossimo anno, che si correrà al contrario, mi tornerà voglia di assaporare nuovamente questo Appennino.

Ringrazio Mauro per l’avermi proposto questa avventura e onorato di aver condiviso con lui la prima metà del percorso fino a Bardi.

Bravissima anche Pierina e Luca che si son cimentati con un ultratrail per niente facile.

Corro per viaggiare e per emozionarmi

Autore:

Guglielmo "cavallo pazzo" Noè